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Il dopo lockdown delle famiglie: spese e priorità

Pubblicato il 24/06/2020

L’epidemia ha allentato la presa e in buona parte delle città si è tornati gradualmente alle consuetudini che scandivano le nostre vite prima del ciclone coronavirus.

Rimane un Paese profondamente colpito da un lockdown che ha messo in ginocchio migliaia di lavoratori e imprese, che ci ha costretti a dure prove di resistenza e che adesso inizia a presentare il conto del suo impatto devastante.

Studiosi ed economisti provano a fotografare la situazione e a sondare il sentiment delle famiglie. Così hanno fatto anche Nomisma e CRIF, la società di consulenza che svolge attività di ricerca e advisory per realtà pubbliche e private nel campo dell'economia reale e la Centrale Rischi Finanziari. L’Osservatorio “The World after lockdown” è un’indagine realizzata su 1.000 individui responsabili di acquisto tra i 18 e i 65 anni, al fine di sondare i comportamenti in questa nuova fase dell’epidemia.

Quello che ne emerge è una condizione di paura per almeno 6 italiani su 10, che si dicono pronti a controllare ogni spesa per far fronte alla condizione di difficoltà che la chiusura forzata di tutte le attività ha procurato, in misura differente, a quasi tutto il Paese.

Ad aiutare questo buon proposito, il nuovo rapporto che gli italiani hanno dovuto stabilire con gli strumenti digitali delle banche: dall’home banking, alle app per monitorare conti e investimenti, e comunque ogni mezzo che si è ritenuto necessario per gestire i propri soldi e le attività finanziarie.

Allo stesso modo, una buona fetta di intervistati ha dichiarato l’intenzione di tagliare molte spese: dalle vacanze, al ristorante, ai beni tecnologici e di elettronica.

C’è poi la condizione di chi è dovuto ricorrere ad un prestito per far fronte agli impegni quotidiani e chi invece ha approfittato della moratoria sui mutui per sospendere le rate. Vediamo qui come è avvenuto e in quale misura.

Quali spese siamo pronti a tagliare?

La prima voce di spesa che gli italiani sacrificheranno sono i viaggi e le vacanze. Lo ha dichiarato il 21%, quasi a pari merito con il ristorante (20%) e seguito da scarpe e abbigliamento (14%). Il 6% ha invece dichiarato che è disposto a spendere meno per il cibo.

Ci sono poi le spese rimandate, in testa quelle destinate alla tecnologia, che il 25% degli italiani è disposto a procrastinare, seguite dalle spese per i grandi elettrodomestici, non così urgenti per il 21% degli intervistati. Quindi la terza categoria di spesa che rimane in stand-by è arredamento e automobili.

A cosa invece le famiglie non sono proprio disposte a rinunciare, e tantomeno rimandare, è la spesa per l’educazione e la cura dei figli, quindi scuola, baby sitter: solo il 2% e l’1% rispettivamente dichiara di rinunciarvi.

Prestiti e mutui: le rinunce e le conferme

Il 10% degli italiani ha richiesto un finanziamento in seguito alla difficile condizione in cui si è trovato dopo il lockdown. Per contro, sono il 6% le famiglie che hanno rinunciato a indebitarsi, mentre il 9% ha solo rimandato l’impegno. Solo un piccolo 3% ha comunque richiesto un prestito che era stato pianificato.

Se invece ci spostiamo sul comparto mutui, l’esito dell’indagine ci dice che la sospensione delle rate è la soluzione a cui sono ricorse o ricorrerà a breve il 24% delle famiglie.

Anche la moratoria dei finanziamenti è stata una soluzione già intrapresa da 4% dei titolari di un finanziamento, mentre il 21% dichiara di averla presa in considerazione e poterla richiedere nei prossimi mesi.

La sospensione dei finanziamenti di Assofin

Facciamo un passo indietro, per ricordare come funziona la moratoria dei prestiti al consumo e come è possibile accedere.

Lo scorso aprile il Consiglio Direttivo Assofin, Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare, ha predisposto una moratoria per concedere la sospensione delle rate del prestito ai clienti in difficoltà, a causa della sospensione o dell’interruzione del rapporto di lavoro o un calo importante del fatturato. Il carattere del provvedimento è puramente facoltativo per gli istituti di credito, che saranno liberi di aderire, mentre la moratoria dovrà essere espressamente richiesta dal cliente e notificata alla Banca d’Italia.

La sospensione delle rate può essere richiesta fino al 30 giugno 2020 per una durata massima di 6 mesi, per finanziamenti di importo superiore ai 1000 euro e durata superiore ai 6 mesi, anche per i finanziamenti concessi con la formula della cessione del quinto.

L’interruzione delle rate comporta un prolungamento dell’ammortamento di un periodo pari a quello della sospensione, senza alcun costo a carico del cliente.

A cura di: Paola Campanelli

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