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Sofferenze bancarie e prestiti: a che punto siamo?

Niente allarmismi, ma la situazione è da monitorare con attenzione. Sulla solvibilità di chi ha ricevuto prestiti non si registrano fin qui particolari problemi, grazie alla spinta della spesa pubblica e alla solidità ritrovata dei bilanci bancari, più solidi rispetto al 2008-09.

Pubblicato il 04/05/2022
insegna di una banca con scritta bank
Sofferenze bancarie e prestiti

Una situazione da monitorare, ma senza allarmismi. Si può sintetizzare così il clima che si respira nel nostro Paese a proposito delle sofferenze bancarie. Perché se è inevitabile che il rallentamento della crescita economica potrà portare a un aumento delle insolvenze, è pur vero che i bilanci delle banche operanti nel nostro Paese sono molto più solidi del biennio 2008/09.

Non solo: nella Penisola è cresciuto sensibilmente il numero di operatori specializzati nel trattare i crediti in sofferenza e questo consente oggi di affrontare anche periodi negativi dal punto di vista economico senza particolari patemi d’animo. Evitando così che si sviluppi una spirale fatta di contrazioni sui nuovi finanziamenti e quindi ulteriore rallentamento del ciclo economico.

Lo studio

Secondo un’indagine della Fabi (il principale sindacato dei bancari), rispetto a dodici mesi fa l’ammontare delle rate non pagate relative ai mutui e ai prestiti è cresciuto nell’ordine di 804 milioni di euro. Era da sei anni che questo indicatore calava senza soste, per cui il ritorno del segno più colpisce, anche se l’ammontare è contenuto (+7,04% rispetto a previsioni elaborate circa un anno e mezzo fa che ipotizzavano un incremento tra il 20 e il 25%).

Inoltre, la stessa Fabi segnala che in parallelo crescono i nuovi mutui erogati dalle banche: nello stesso arco di tempo analizzato, il credito finalizzato all’acquisto di abitazioni è salito di 18,4 miliardi di euro, pari al 4,8%.

Complessivamente, i finanziamenti alle famiglie sono cresciuti di 23 miliardi e 244 milioni, considerando anche l’incremento del credito al consumo (più 1 miliardo e 589 milioni, in salita dell’1,45 per cento a 111 miliardi e 82 milioni) e la variazione positiva dei prestiti personali (più 3,2 miliardi, in salita del 2,31 per cento a 142 miliardi e 285 milioni).

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Cosa attendersi da qui in avanti

Detto del passato, è verosimile attendersi un aumento dei ritardi di pagamento e delle insolvenze a causa del rallentamento della crescita economica dovuto al conflitto ucraino. Da una parte sono cresciute le difficoltà di approvvigionamento, con il conseguente rialzo dei prezzi di molte commodity, dall’altra pesano le sanzioni alla Russia, dalla quale importiamo soprattutto gas e petrolio. Le conseguenze si vedranno nei prossimi mesi, anche se non sembrano esservi ragioni di particolare allarmismo.

Infatti, nonostante tutto, il quadro macroeconomico continua ad essere espansivo sia a livello internazionale, sia nazionale, con i fondi del Pnrr che stanno per entrare nel vivo, iniettando risorse finanziarie mai viste in passato. In secondo luogo, lo stato di salute delle nostre banche è di gran lunga migliore rispetto al biennio 2008-09, quando cioè scoppio la grande crisi finanziaria internazionale. In questi due lustri e poco più, quasi tutti gli istituti di credito sono stati ricapitalizzati per poter affrontare i cicli negativi e, inoltre, hanno sviluppato al loro interno strutture per la gestione dei crediti di difficile esigibilità. Senza dimenticare che si è anche sviluppato un mercato fatto di operatori che comprano e vendono sofferenze, consentendo così la liquidità del mercato, senza dover costringere chi ha bisogno di vendere ad accettare di farlo a prezzi stracciati.

A cura di: Luigi dell'Olio

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