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Credito: ecco come il digitale può aiutare l’innovazione

Il settore del credito rischia di rimanere indietro rispetto all’avanzata del digitale e della tecnologia in generale, se non rinnova i suoi processi di valutazione dei richiedenti inserendo nuove metriche e le informazioni che arrivano dal web. È quanto sostengono gli esperti.

Pubblicato il 03/05/2022
sacco con monete e lavagna con freccia in su
Adozione di nuovi sistemi di valutazione dei richiedenti

I consumatori italiani, inconsapevolmente, sono già proiettati al futuro: la loro quotidianità è diventata più digitale, sotto molti aspetti. Anche se il Paese è in ritardo rispetto ai diretti concorrenti, dobbiamo riconoscere che negli ultimi mesi ha compiuto passi da gigante nel rapporto con la tecnologia. Questo percorso è stato certamente accelerato dall’avvento della pandemia, spingendoci a utilizzare la rete come mezzo di comunicazione, di consumo, di entertainment e di pagamenti. Un esempio evidente è quello relativo all’e-commerce, ormai sdoganato dopo aver scontato la tradizionale diffidenza dei cittadini.

Il boom delle richieste via web

I pagamenti digitali sono diventati, seguendo un’evoluzione strettamente collegata, segnala Giulio Mariani, new technology manager EMEA di Experian, la norma per molti italiani. Lo stesso vale per il mondo del credito, in cui i canali digitali hanno man mano incrementato la loro presenza. Secondo il Rapporto sul Credito Italiano – Trends & Insights di Experian, negli ultimi tre anni, le richieste di credito condotte su canali digitali sono più che raddoppiate: +112,9% tra marzo 2019 e marzo 2022. Secondo CRIF, (che segnala per il primo trimestre di quest’anno un flusso di richieste di credito tramite piattaforme digitali in aumento del 178%), il trend è guidato dai giovani: la domanda arrivata dalla Generazione Z è cresciuta addirittura del +350%, quella dei Baby Boomers del 183% e quella dei Millennnials del 165%.

Il settore del credito deve guardare all’high tech

Questa non è però l’unica rivoluzione a cui stiamo assistendo, perché i recenti avvenimenti storici hanno radicalmente cambiato il contesto sociale ed economico. Basta guardare, suggerisce Mariani, al quadro Europeo del Next Generation EU, agli effetti dovuti alla transizione ecologica, al forte rialzo dei prezzi delle materie prime, all’inflazione ed infine all’aumento nel medio-lungo termine dei tassi di interesse: ecco che ci troviamo davanti a una realtà ricca di incognite e di nuove sfide per Governi, cittadini e imprese. Il settore del credito, alla luce di questo radicale cambiamento, secondo l’esperto rischia di restare indietro, legato a processi tradizionali, definiti e consolidati ma forse non più adeguati rispetto alle dinamiche del mercato.

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Il mercato che cambia

Il crescente uso del canale digitale, infatti, porta con sé anche l’adozione di strumenti di pagamento innovativi, con tecnologie avanzate per rispondere alle necessità di rapidità e multicanalità dei consumatori e imprenditori di oggi. Tuttavia, non tutti questi strumenti rientrano tra i canali che vengono tradizionalmente valutati per la concessione di un credito. La nascita delle fintech, realtà di nuova generazione che intendono rispondere alle necessità dei nuovi imprenditori nel modo più agile e snello possibile, secondo il manager di Experian ha reso di fatto il panorama del credito ancor più articolato e composito.

Valutazione creditizia innovativa, che contempli anche il digitale

Un esempio su tutti: uno degli elementi tradizionalmente di peso per la concessione di un credito è la storia imprenditoriale e creditizia. Ma le start-up ne sono prive, e spesso ne sono privi anche gli imprenditori che le lanciano, con l’obiettivo di intercettare in modo tempestivo le esigenze che emergono sul mercato. Anche questa tempestività, spiega Mariani, si sposa male con i processi tradizionali di valutazione del credito: c’è quindi la necessità di rivedere questi processi, adeguandoli ai tempi. La risposta potrebbe essere una valutazione creditizia innovativa, abbinando i dati tradizionali con dati alternativi, che derivino ad esempio dall’adozione di strumenti di pagamento non convenzionali, ma anche dall’utilizzo di device particolari o dal tipo di presenza online – tramite sito ufficiale o canali social.

L'aiuto della tecnologia

Queste informazioni, inserite in un contesto di analisi più esteso, possono aiutare i prestatori a crearsi un’immagine più aderente alla realtà del potenziale cliente, riducendo il margine di rischio, ma soprattutto consentendo di individuare lo strumento creditizio più adeguato alle specifiche necessità. Per questo motivo, suggerisce Mariani, gli strumenti tradizionali richiedono un’integrazione con dati e score che permettano di valorizzare il patrimonio informativo che proviene dal canale web, per avere una valutazione organica della web reputation delle aziende e del rischio a esso connesso. La graduale estensione dei processi di valutazione a fonti alternative di dati non comporta solo una maggiore accuratezza delle transazioni specifiche ma, vista in un’ottica di sistema, apre di fatto il mondo del credito a nuove categorie di imprese. In questo modo, il credito può tornare ad avere quel ruolo di facilitatore di innovazione e di sviluppo che dovrebbe avere in ogni scenario macroeconomico, con benefici che possono estendersi a ogni livello della catena del valore.

A cura di: Fernando Mancini

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