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Scendono i prestiti alle imprese

Scendono le erogazioni concesse alle imprese italiane, nonostante la presenza delle moratorie pubbliche. Una situazione che toglie ossigeno non solo per le esigenze di liquidità, ma anche per poter effettuare investimenti destinati alla crescita aziendale.

Pubblicato il 27/12/2021
prestiti
Andamento prestiti alle imprese

Nonostante le garanzie statali, i finanziamenti concessi dalle banche alle imprese sono scesi del 2,6% nel corso dell’ultimo. Lo rileva l’ultimo rapporto del Centro studi di Unimprese, che lancia un’ombra sulla sostenibilità del rimbalzo economico in atto nel nostro Paese.

E, probabilmente, il peggio non è alle spalle, considerato che tra il venir meno delle moratorie, il nuovo Codice della Crisi e la crescente attenzione alle strategie per la sostenibilità rischiano di razionare sensibilmente le erogazioni negli anni a venire.

Meno sostegno nelle difficoltà

Partendo dall’analisi di Unimpresa, i finanziamenti nell’ultimo anno sono passati da 677 a 659 miliardi di euro, con dinamiche differenti tra i crediti di breve (-20 miliardi), che per la gran parte servono a finanziare il circolante, quelli fino a cinque anni (-19 miliardi) e i finanziamenti di lungo periodo (22 miliardi), concessi soprattutto per i grandi investimenti.

Tutto questo è avvenuto nonostante la conferma delle moratorie fino alla fine di quest’anno – ma da tempo si discute di una possibile estensione almeno fino a giugno prossimo -, che consentono alle banche di ridurre sensibilmente, fino ad annullare in alcuni casi, la rischiosità dei finanziamenti concessi, scaricandone il peso sullo Stato.

Questo andamento è in netta controtendenza rispetto a quanto osservato tra settembre 2019 e settembre 2020, periodo nel quale i finanziamenti bancari alle imprese – sostenuti dalle garanzie statali introdotti con i vari decreti approvati per far fronte all’emergenza Covid – erano aumentati di 60 miliardi, corrispondenti a un +13%.

Le famiglie riscoprono il mattone

Una dinamica, per altro, in netta controtendenza rispetto a quella che sta caratterizzando il credito alle famiglie (+20 miliardi), trainato dal boom dei mutui (+17 miliardi). In sostanza, di fronte alle incertezze crescenti che caratterizzano il quadro macro e al senso di precarietà diffuso dalla pandemia, molte famiglie sono tornate al vecchio amore per la casa. La divisione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo stima che nei prossimi due anni potrebbero acquistare casa 1,5 milioni di italiani, mentre in 282 mila hanno già pianificato l’acquisto per il prossimo anno.

Intanto, di pari passo crescono i risparmi detenuti in maniera improduttiva sui conti correnti. A ottobre si è arrivati a 1.800 miliardi di euro, una somma che supera il Pil italiano, cioè tutta la ricchezza prodotta nell’arco di un anno nel nostro Paese. Denaro che, complice un’inflazione galoppante, viene eroso mese dopo mese.

Nuova stretta in arrivo

Quanto accaduto finora potrebbe essere solo una parte dei problemi che ci attendono nel futuro prossimo. Infatti, le già citate moratorie hanno in larga parte anestetizzato la situazione e poi c’è da considerare il Codice della Crisi d’Impresa, la cui entrata in vigore è stata congelata. Quando sarà superata l’emergenza pandemica e verrà introdotto, sarà inevitabile assistere a una maggiore selezione nelle erogazioni, dato che le imprese dovranno seguire criteri oggettivi nel giustificare eventuali finanziamenti alle aziende in difficoltà.

Inoltre, se già oggi le banche prestano grande attenzione alle strategie Esg (attenzione all’ambiente, all’inclusione sociale e alle buone regole di governo aziendale) prima di concedere un finanziamento, la pagella di sostenibilità diventerà tra qualche tempo obbligatoria e porterà a un ulteriore filtro nelle erogazioni.

Una situazione non certo facile, che richiede da parte delle aziende un riposizionamento rapido sul mercato.

A cura di: Luigi dell'Olio

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