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Previdenza integrativa, ecco come funzionano anticipazioni e riscatti

Alcuni sono restii a sottoscrivere forme di previdenza integrativa perché li sgomenta la prospettiva di dover immobilizzare il capitale per un lungo periodo. Ma la normativa offre la possibilità, in determinate condizioni, di attingere al capitale, tramite anticipazioni e riscatti.

Pubblicato il 24/02/2021

Con una popolazione che invecchia, i conti della previdenza pubblica sotto pressione e il cosiddetto tasso di sostituzione (il rapporto tra la prima annualità di pensione e il salario percepito nell'ultimo anno di vita lavorativa) in discesa, è sempre più importante pensare per tempo a costruirsi una pensione integrativa, aderendo a una forma di previdenza complementare: un fondo pensione negoziale, un fondo pensione aperto o un Pip assicurativo (Piano pensionistico individuale).

Alcuni sono restii a sottoscrivere strumenti di questo tipo, magari perché li sgomenta la prospettiva di dover immobilizzare il capitale per un lungo periodo. Ma per ciascuna di queste forme di previdenza integrativa è prevista la possibilità, in determinate condizioni, di attingere al capitale, tramite anticipazioni e riscatti.

Come funziona la previdenza integrativa

Aderendo alla previdenza integrativa (o complementare) è possibile accantonare dei risparmi durante la vita lavorativa in modo da costituire un capitale che consentirà, al momento della pensione, di ottenere una pensione che si somma a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria.

Le forme pensionistiche integrative si suddividono tra i fondi pensione negoziali (o chiusi), che sono istituiti nell'ambito della contrattazione collettiva, nazionale o aziendale e sono quindi riservati a certe categorie di lavoratori; fondi pensione aperti, istituiti da banche, Sgr e compagnie assicurative, che sono accessibili a tutti e possono raccogliere adesioni su base individuale e collettiva; i Pip (Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo), istituiti dalle compagnie assicurative, che possono raccogliere adesioni solo su base individuale.

I contributi versati vengono investiti (con la possibilità di scegliere le linee di investimento, e quindi gli strumenti nei quali investire) e vanno a formare la posizione individuale, che al momento della pensione darà diritto ad una prestazione, che può essere convertita integralmente in una rendita, cioè in un assegno integrativo.

In alternativa, si può ottenere subito fino al 50% della posizione in un'unica soluzione e il resto in rendita, o si può liquidare tutta in capitale se il montante accumulato è basso e si è un “vecchio iscritto” (che ha cioè aderito prima prima del 29 aprile 1993 a un fondo pensione già istituito al 15 novembre 1992).

Cosa fare se si ha bisogno di smobilizzare la posizione

La legge prevede che in alcuni casi si possano smobilizzare le risorse della propria posizione individuale. Innanzitutto, si può avere un mini assegno già prima di aver maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia: chi ha cessato l'attività lavorativa, ma deve aspettare meno di cinque anni per avere l'età per la pensione, ha almeno 20 di contributi obbligatori e almeno cinque di partecipazione alla previdenza integrativa, può chiedere l'erogazione di una rendita integrativa temporanea anticipata (la cosiddetta Rita), fino al conseguimento dell'età anagrafica per l'accesso alla pensione di vecchiaia.

Lo stesso vale per chi ha smesso di lavorare, ha almeno cinque anni di iscrizione alla previdenza integrativa, deve aspettare ancora meno di 10 anni rispetto all'età per la pensione di vecchiaia ma è inoccupato da più di 24 mesi.

Anticipazioni e riscatti

Ci sono casi in cui si può chiedere un'anticipazione delle somme della posizione individuale. Se si è iscritti da almeno otto anni, si può chiedere fino al 75% del capitale accumulato, per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa di abitazione (per sé o per i propri figli), oppure fino al 30% per altre ragioni.

In caso di bisogno per far fronte a spese sanitarie per problemi di salute gravissimi (del sottoscrittore, del coniuge o dei suoi figli), si può chiedere fino al 75% del capitale in qualsiasi momento. Si possono fare anche diverse richieste di anticipazione, purché non si superi complessivamente l'importo massimo erogabile.

La posizione individuale può anche essere riscattata, in tutto o in parte. Il riscatto integrale può essere richiesto in caso di invalidità permanente o inoccupazione superiore ai 48 mesi, dimissioni o licenziamento. Se si è inoccupati da oltre 12 mesi ma meno di 48, o si è in mobilità o in cassa integrazione, si può chiedere il riscatto di una parte della posizione individuale, fino a un massimo del 50%.

A cura di: Gaia Giorgio Fedi

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