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Moratorie sui prestiti: spiragli di proroga

Ritorno alla normalità sì, ma con gradualità. È quanto viene chiesto da più parti al Governo dopo che sono venute meno le moratorie sui prestiti. In sostanza, man mano che vengono a scadenza, ora occorre pagare, senza più potersi appellare alla crisi pandemica.

Pubblicato il 10/02/2022
calcolatrice e salvadanaio
Moratorie prestiti

Tra famiglie e imprese, in Italia sono ancora attive moratorie sui prestiti per circa 44 miliardi. Un numero importante che ora deve fare i conti con lo stop delle moratorie.

In sostanza, tutti i prestiti che vanno in scadenza dall’inizio di quest’anno dovranno essere restituiti, comprensivi di interessi, dato che il Governo non ha rinnovato lo stop alle procedure contro chi “buca” le scadenze.

I rischi per i prossimi mesi

Il dato, rilevato da Bankitalia, ammonta a circa il 14% (quindi un sesto del totale) dei prestiti concessi a partire da marzo del 2020, quando cioè è scoppiata la pandemia di Covid-19. Ci sono 400 mila richiedenti, tra famiglie e imprese, che da qui in avanti potrebbero essere destinatari di solleciti di pagamento e, se non verseranno il dovuto, potrebbero essere soggetti ad azioni esecutive.

In particolare, l’esposizione delle imprese ammonta a 36 miliardi di euro, quella delle famiglie si aggira intorno ai 6 miliardi di euro, di cui uno relativo alla sospensione delle rate relative al mutuo sulla prima casa (misura prevista dal Fondo Gasparrini).

La possibile riapertura

Numeri importanti e questo spiega la ragione del pressing crescente sull’esecutivo per disporre nuove misure a sostegno di quei soggetti che faticano a rialzarsi dalla crisi pandemica. Considerata la forte crescita dell’economia nello scorso anno e la buona intonazione di quello da poco iniziato, è escluso che vengano adottate misure generalizzate, molto più probabile che si reinserisca lo stop solo per condizioni particolari.

Per non falsare il mercato, occorrerà un’attenta analisi di quelle posizioni che non sono di crisi strutturale, ma superabili con il proseguimento della ripresa economica. Individuare queste situazioni probabilmente non sarebbe troppo complicato, dato che ci sono già le metriche per identificare le aziende che pagano scotto alla crisi congiunturale e per questa ragione possono accedere al nuovo istituto giuridico identificato come “composizione negoziata della crisi”, che vede l’intervento di un professionista terzo, l’esperto facilitatore, con l’incarico di mediare con il finanziatore. Tocca a questo professionista collaborare con l’imprenditore per mettere a punto un piano di rientro credibile, che risulti accettabile per la banca che ha concesso il finanziamento.

I numeri attesi

Intanto, uno studio condotto da Abi e Cerved segnala che nel 2021 i flussi di nuovi crediti deteriorati si sono mantenuti sui minimi storici (2,1%) soprattutto grazie alla proroga delle misure straordinarie, come la moratoria sui debiti e le garanzie pubbliche sui nuovi prestiti.

Con la fine delle misure emergenziali, si legge nell’outlook Abi-Cerved, quest’anno il flusso di nuovi crediti deteriorati è atteso in crescita (dovrebbe attestarsi al 3,8%), per poi calare nell'anno successivo (3,3%), su livelli di poco superiori al pre-Covid (2,9% nel 2019), ma molto più contenuti rispetto al picco raggiunto nel 2012 (7,5%). Gli esperti aggiungono che le previsioni sono esposte a rischi di peggioramento in caso di un nuovo acuirsi della crisi sanitaria o di un’eccessiva impennata dell’inflazione, due fattori che agirebbero come forte freno alla ripresa.

A cura di: Luigi dell'Olio

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