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Inflazione: la lotta delle famiglie contro il caro prezzi

Le famiglie alle prese con l’inflazione. Quelle con basso reddito avranno poco da comprimere perché le loro spese riguardano soprattutto beni e servizi essenziali. Quelle più ricche ridurranno il risparmio e quelle di fascia media inizialmente faranno lo stesso, poi rivedranno anche loro la spesa.

Pubblicato il 30/08/2022
coppia sul divano che fa i conti davanti a una bolletta
Impatto dell'inflazione nella capacità di spesa delle famiglie

La guerra in Ucraina, alle porte dell’Europa, è stato il fattore che ha scatenato l’impennata dell’inflazione e, poiché questa riduce il potere di acquisto di tutti (anche se non in eguale misura), ha messo in difficoltà i bilanci delle famiglie. Tenuto conto, osservano in Prometeia, che le tensioni sui prezzi colpiscono soprattutto i percettori di redditi fissi e chi non può scaricare su altri gli aumenti dei costi. L’impatto, comunque, c’è anche per i lavoratori dipendenti e i pensionati, perché taglia indiscriminatamente, senza considerare le specifiche condizioni.

Un’inflazione all’8% taglia il potere di acquisto di una mensilità

Si è aperta quindi una fase di grande disorientamento, considerato che il Paese sta vivendo uno shock tale che chi ha meno di 50 anni non ha mai sperimentato da ‘adulto’ un’inflazione a tali livelli. Per questo il fattore tempo – ovvero, fino a quando l’inflazione rimarrà così alta – è fondamentale. Purtroppo, secondo l’analisi, le prospettive geopolitiche non autorizzano a ritenere possibile un rapido rientro dei corsi dell’energia e, di riflesso, anche dell’inflazione complessiva. Per un po’ bisognerà quindi fare i conti con prezzi in crescita: un’inflazione dell’8% per un anno equivarrebbe alla perdita di potere d’acquisto di una mensilità.

Il reddito del 2020 inferiore a quello del 2006

Come reagiranno le famiglie nei prossimi mesi? Un recente studio di Banca d’Italia permette un primo sguardo approfondito sulla loro situazione nel primo anno della pandemia e rappresenta un importante punto di partenza per ragionare sui possibili sviluppi. Il primo dato che emerge da questa ricerca è il valore del reddito medio disponibile familiare, che nel 2020 era ancora inferiore del 12,6% rispetto al 2006 (ultima indagine antecedente la crisi finanziaria). Una conferma dei lasciti pesantissimi della doppia crisi, finanziaria e dei debiti sovrani, evidenti anche a livello familiare (e non solo di reddito totale e di reddito pro-capite).

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La pandemia ha frenato il recupero

Il Covid, rivelano le indagini qualitative di Palazzo Koch, ha nel frattempo frenato il recupero del reddito. Il 17% delle famiglie ha dichiarato di aver percepito nel 2020 un reddito insolitamente basso rispetto a un anno normale e tale quota è superiore di 5 punti rispetto al 2016. Inoltre, rispettivamente l’11% e il 5% dei nuclei hanno dichiarato che almeno un familiare ha subito una temporanea riduzione o un’interruzione dei redditi da lavoro. Da considerare che, grazie agli ammortizzatori e alle misure introdotte durante la crisi, ‘solo’ il 3% delle famiglie ha avuto almeno un componente che ha perso il posto di lavoro.

Nel 2020 i segnali anticipatori

Dall’indagine spicca come le famiglie abbiano modificato le loro abitudini di consumo e questo può aiutare a capire quali reazioni potrebbero avere rispetto all’inflazione attuale. Per fare fronte al calo del reddito del 2020, secondo Prometeia, le famiglie hanno ridotto o rinviato alcune spese e liquidato attività finanziarie, mentre solo il 10% ha rinviato rimborsi di prestiti (per effetto probabilmente delle moratorie) o il pagamento di affitti. Rispetto al 2016, è proseguita la caduta del consumo medio (-9,7% reale). Al calo dei consumi si è associato un aumento del risparmio più che proporzionale, al 40% come media sul periodo 2016-2020.

C’è un paradosso: il calo della spesa è stato più marcato per le classi di reddito più elevate, che hanno avuto la possibilità di contrarre la parte di consumi non essenziali. Al contrario, le famiglie nelle classi di reddito più basse hanno una componente di consumi essenziali elevata e quindi difficilmente comprimibile. Tornato alla situazione corrente, queste dinamiche – stimano in Prometeia - suggeriscono che ci si devono attendere reazioni diverse da famiglie diverse agli incrementi dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari. Con un’unica certezza: la caduta dei consumi appare già ora inevitabile.

Le famiglie il cui reddito si colloca nelle fasce più basse, che destinano quote molto elevate (se non la totalità) a consumi incomprimibili come cibo, elettricità, riscaldamento e trasporti, che hanno limitatissime (se non nulle) possibilità di risparmio, potranno solo ridurre i consumi meno essenziali (abbigliamento, tempo libero) per far fronte all’inflazione. Al contrario le famiglie con redditi elevati verosimilmente ridurranno il risparmio, mentre quelle nella fascia intermedia inizialmente comprimeranno il risparmio ma non potranno reggere a lungo questa situazione e dovranno presto limitare i consumi non essenziali.

A cura di: Fernando Mancini

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