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Finiti i fondi del Superbonus: cosa succede ora?

Secondo rilevazioni dell'Enea, al 31 maggio scorso erano stati effettuati interventi per un valore complessivo di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro, a fronte di uno stanziamento di 33,3 miliardi nell’intero arco temporale previsto per l’erogazione degli incentivi, vale a dire fino al 2026.

Pubblicato il 16/06/2022
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Fondi per il Superbonus esauriti

Non c’è pace per il Superbonus 110%, l’incentivo fiscale sotto forma di detrazione fiscale assicurato a coloro che effettuano lavori sull’immobile con il risultato di ottenere un miglioramento di almeno due classi energetiche.

L’Enea, organismo presso il quale vengono inviate le richieste di agevolazioni, ha comunicato che le risorse sono già esaurite. Infatti, al 31 maggio scorso erano stati effettuati interventi per un valore complessivo di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro, a fronte di uno stanziamento di 33,3 miliardi nell’intero arco temporale previsto per l’erogazione degli incentivi, vale a dire fino al 2026 (ma gli sconti sull’Irpef possono essere spalmati su dieci anni, quindi valgono fino al 2036).

Cosa cambia

Una risposta così forte sarebbe stata difficile da immaginare, per quanto l’incentivo abbia riscontrato interesse sin dal primo momento. Resta da capire cosa ne accadrà da qui in avanti. Ad esempio, solo di recente sono arrivati chiarimenti e la proroga fino al 31 dicembre prossimo per le domande relative alle ville unifamiliari, sempre a patto che almeno il 30% dei lavori sia completato entro il 30 settembre. E per gli istituti autonomi case popolari la richiesta potrebbe essere avanzata fino al 2023.

Il condizionale è d’obbligo, dato che, se non arriverà la proroga, potrebbe scattare il game over sul provvedimento. L’unica via d’uscita è un rifinanziamento della misura, anche se fanno temere gli strali arrivati dallo stesso governo contro il provvedimento approvato dall’esecutivo precedente (in sostanza Draghi rimprovera di aver dato vita a un incentivo che non crea conflitto d’interesse tra le parti, di fatto prestando il fianco alla speculazione sui costi dei lavori). Ma non sembra nemmeno facile da immaginare uno stop da un giorno all’altro. Probabile, a questo punto, che si opti per una soluzione intermedia, con un rifinanziamento da inserire nella prossima manovra finanziaria. Ma quest’ultimo provvedimento non arriverà prima di fine novembre, quindi c’è il rischio che le richieste avanzate nelle prossime settimane possano restare a lungo in attesa di risposta. Né è immaginabile che soprattutto i condomini possano dare il via libera ai lavori senza sapere se potranno contare o meno sull’incentivo.

Le alternative

Anche se va sottolineato un altro aspetto: il 110% non è l’unico bonus previsto in campo immobiliare e nemmeno l’unico legato all’efficientamento energetico. Ci sono le detrazioni dal 50 al 65%, a seconda della tipologia di lavori effettuati e dei miglioramenti ottenuti. Certo, spesare tutto il costo e guadagnarci anche qualcosa è cosa ben diversa che recuperarne metà o al massimo i due-terzi.

Resta poi un altro aspetto da chiarire: coloro che hanno prenotato i lavori e magari ceduto il credito fiscale alle aziende o agli intermediari finanziari qualificati, lo hanno fatto contando sulla detrazione. Nel momento in cui non possono più ottenerla, andranno in qualche modo rimborsati dallo Stato. Insomma, un bel pasticcio che si aggiunge a quelli che in due anni di vita hanno caratterizzato il Superbonus.

Un percorso travagliato

Partita sotto i migliori auspici, la detrazione si è trovata da subito a fare i conti con truffe e speculazioni legate ai motivi già citati, mentre di pari passo molti cittadini onesti restavano incerti se avviare o meno i lavori, data la non chiarezza del testo normativo. Così a cadenza trimestrale o quasi sono arrivati chiarimenti e novità legislative per fare chiarezza e rafforzare i controlli.

L’ultimo aggiornamento prevede l’obbligo di attestazione Soa (Società organismi di attestazione) per i lavori di importo superiore a 516mila euro. Inoltre, in caso di opere superiori ai 70mila euro, l’appalto può andare esclusivamente a imprese edili che abbiano sottoscrizione il contratto collettivo nazionale del lavoro (ccnl) edilizia. Queste novità si aggiungono a quella introdotta a inizio maggio, con lo stop per i privati alle cessioni di crediti collegati a lavori svolti nel 2021.

A cura di: Luigi dell'Olio

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