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Parlamento Ue: stop auto benzina e diesel dal 2035

L’Acea ritiene che, con l’approvazione dello stop alle vendite di auto a benzina e diesel dal 2035, il Parlamento Ue abbia sottovalutato le conseguenze sociali, industriali ed occupazionali di questa scelta. Per i produttori, infatti, la visibilità del mercato non va oltre il 2030.

Pubblicato il 20/06/2022
ricarica di un'automobile elettrica
Stop alle vendite di auto con motori endotermici dal 2035

Oggi chi si accinge a comprare un’auto deve fare i conti con molti dubbi: su come saranno le automobili di domani e, più in generale, dove andrà la mobilità green. Le risposte a disposizione sono lacunose: l’automobilista rischia sempre di mettere in strada un veicolo nuovo ‘già vecchio’, mentre si domanda se la fase di transizione sarà più o meno rapida rispetto al tempo che occorre per ammortizzare l’investimento richiesto dall’acquisto di una vettura.

Il tutto, mentre l’Unione europea pigia l’acceleratore per portare il mercato dell’auto in un futuro più pulito, ma non tutti sono contenti, soprattutto l’industria automobilistica. Il Parlamento Ue, infatti, ha votato a favore dello stop alla vendita di veicoli endotermici (a benzina e diesel) a partire dal 2035.

Sottovalutate le criticità

Il provvedimento, insieme a un pacchetto di misure ambientaliste, ha l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico, ma diverge – denuncia dell’Acea, l’associazione che raggruppa i produttori di auto europei - con due aspetti importanti sottovalutati da Strasburgo: gli enormi ritardi nelle infrastrutture (la rete dei punti di ricarica) e la possibilità che le nuove misure rafforzino la concorrenza, soprattutto quella asiatica.

La scelta del Parlamento per molti è stata eccessivamente brutale: ha accolto la proposta della Commissione che puntava alla riduzione totale delle emissioni da auto nuove a partire dal 2035, mentre ha rigettato quella che prevedeva una transizione più graduale, in particolare un taglio delle emissioni solo del 90% entro il 2035.

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Già difficili i target fissati per il 2025 e il 2030

L’Acea, prendendo atto del voto, invita ora gli eurodeputati e i ministri Ue a considerare tutte le conseguenze di questa scelta: cioè le incertezze che il settore deve affrontare mentre si prepara a una massiccia trasformazione industriale. Il timore, già espresso da alcune parti politiche, è di una forte riduzione dell’occupazione nel settore.

Non di meno, l’Acea accoglie con favore che il Parlamento abbia mantenuto la proposta della Commissione Ue per quanto riguarda i target 2025 e 2030, che sono già estremamente impegnativi e soprattutto raggiungibili – ammonisce - solo con un massiccio aumento delle infrastrutture di ricarica e rifornimento. Tuttavia, dato che la trasformazione del settore dipende da molti fattori esterni e non tutti completamente nelle proprie mani, l’Acea esprime timore che il Parlamento abbia comunque voluto fissare un obiettivo privo di visione, senza considerare il principio di neutralità tecnologica.

Acea, la visibilità del mercato non va oltre il 2030

Sicuramente l'industria automobilistica contribuirà pienamente all'obiettivo di un'Europa a emissioni zero nel 2050. Il settore, ha affermato Oliver Zipse, numero uno dell’Acea, è infatti nel mezzo di un'ampia spinta per le auto elettriche, con nuovi modelli costantemente in arrivo che stanno soddisfacendo la domanda e stanno guidando la transizione verso la mobilità sostenibile.

Tuttavia, ha aggiunto, data la volatilità e l'incertezza che stiamo vivendo giorno per giorno a livello globale, qualsiasi regolamentazione a lungo termine che vada oltre questo decennio è prematura in questa fase. Al contrario, è necessaria una revisione trasparente a metà strada per definire gli obiettivi post-2030. Per esempio, occorrerà valutare l'implementazione della rete di ricarica e la disponibilità di materie prime per la produzione di batterie. La situazione attuale, con la guerra in corso, non aiuta ad avere un quadro prospettico preciso.

A cura di: Fernando Mancini

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