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Economia circolare: passa anche dalla PA e dagli pneumatici

Il maggiore contributo all’economia circolare potrebbe arrivare dalla PA e dai settori degli scarti alimentari e dell’edilizia. Non di meno, assicura l’Airp, un importante apporto potrebbe arrivare dai ricostruttori degli pneumatici la cui filosofia è da sempre il riuso dei materiali.

Pubblicato il 09/03/2021

L’economia del domani sarà, per forza di cose, più sostenibile e la ‘cosa’ pubblica avrà un ruolo importante per la creazione di un mondo più green. La riparabilità, il recupero e gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione sono infatti considerate le attività dell’economia circolare che avranno maggiore possibilità di sviluppo nel prossimo futuro. Questa analisi per uno sviluppo più rispettoso dell’ambiente del nostro Paese emerge da una ricerca di Legambiente e Green Factor (effettuata all’indomani del primo lockdown su un campione rappresentativo di operatori del settore) finalizzata a monitorare l’impatto socio-economico della pandemia sulle professioni legate all’economia circolare. 

Airp, la strategia di riuso, recupero e rigenerazione materiali

L’indagine è stata messa in evidenza dall’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), con lo scopo di sottolineare come questa sia una notizia particolarmente importante anche per l’industria degli pneumatici ricostruiti, da sempre esempio perfetto di economia circolare e al centro delle strategie di riuso, di recupero e di rigenerazione dei materiali. Dal sondaggio emerge anche un altro importante aspetto sotto il profilo sociale: per rilanciare il mondo del lavoro - messo a dura prova dalla pandemia di Covid-19 - servirà, secondo gli addetti, un’economia più sostenibile e dove le competenze verdi avranno un ruolo cruciale. 

Il maggiore ‘ricircolo’ da PA, scarti alimentari ed edilizia

La crisi, infatti, è stata sì percepita dagli attori dell’economia circolare come un problema, ma anche come l’occasione per costruire un nuovo paradigma occupazionale. Agli operatori è stato chiesto di assegnare un punteggio alle attività dell’economia circolare ritenute di maggior sviluppo nei prossimi anni. Il punto più alto (86,7) lo hanno ottenuto i settori della riparabilità e del recupero dei beni e degli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione (gli GPP, Green Public Procurement). Punteggi alti sono stati attribuiti anche ai settori scarti alimentari (85,8), riuso (82,5) ed edilizia (80). 

L’Osservatorio prestiti di PrestitiOnline.it rivela l’elevata considerazione che hanno gli italiani al riguardo: nel trimestre a gennaio tra le maggiori richieste di prestiti con finalità spiccano, per esempio, l’auto usata (22,7% del totale) e la ristrutturazione della casa (14,4%). Tornando alla ricerca di Legambiente e Green Factor, più distanziati nella classifica, ci sono invece i settori della manutenzione e dell’installazione di macchinari e impianti industriali (78,3), della sharing economy (77,5), dei servizi alla persona (74,2) e di altri indicatori di sostenibilità (73,3). 

È l’unico modello economico per un futuro sostenibile

Le strategie circolari, secondo Airp, rappresentano la direttrice sulla quale è possibile innestare una sana ricetta di sviluppo economico che guarda al rilancio del Paese in chiave sostenibile. La ripresa post-Covid non potrà non tener conto che questo è l’unico modello economico adatto a fronteggiare questo delicato momento storico: preserva nel tempo le risorse naturali attraverso un uso e una gestione più efficienti, promuove il più alto livello di valore e utilità di prodotti, componenti e materiali, sviluppa processi produttivi che utilizzano meno risorse attraverso il riuso, il riciclo e la rigenerazione dei prodotti, dei componenti e dei materiali. E in questo contesto, sottolinea l’Airp, la filiera della ricostruzione di pneumatici rientra a pieno titolo.

A cura di: Fernando Mancini

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