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Decreto Liquidità: perché le imprese non hanno ancora avuto credito? 

Pubblicato il 28/04/2020

Da Intesa San Paolo, a Unicredit, a Bpm, tutte le banche italiano riportano in home page la notizia: è possibile richiede i prestiti garantiti del Decreto Liquidità dell’8 aprile. Le richieste in effetti stanno arrivando e sarebbero già oltre 22mila ma sull’effettiva erogazione alle imprese i tempi sono incerti.

Perché? Perché nulla o quasi cambia per banche e imprese in termini di procedure. Il Decreto infatti estende le garanzie del Fondo pubblico per le pmi a una platea più ampia di imprese e coinvolge anche Sace per una tipologia diversa di prestiti, ma lascia alle banche resta l’onere di verificare la solvibilità delle imprese. 

E all’imprenditore quello di produrre Durc, Durf, verbali, ricevute di depositi, autocertificazioni, bilanci provvisori e via dicendo. Una trafila che richiede 2 o tre mesi, ovvero un tempo che con il lockdown deciso per contenere la pandemia, significa per le imprese morte certa.

A chi sono destinati i prestiti garantiti

Ma vediamo in dettaglio cosa prevede il Decreto. Le novità più rilevanti sono due: l’estensione della copertura del Fondo di garanzia per le pmi alle medie imprese fino a 499 dipendenti e ai prestiti fino a 5 milioni e il coinvolgimento di Sace, che rimane sotto il controllo della Cdp ma agirà secondo le linee guida del Mef, fornendo le garanzie pubbliche per le imprese di dimensione maggiore. I prestiti garantiti per la platea allargata delle pmi – a differenza di quelli appannaggio di Sace che restano prerogativa delle banche - possono essere erogati anche da altri soggetti che fanno credito, dunque gli intermediari finanziari ex art. 106 del Tub. Fondo di garanzia e Sace potranno garantire ognuno prestiti per un ammontare complessivo di 200 miliardi di euro. 

La garanzia la possono escutere le banche (non le imprese)

Cifre straordinarie. Ma in realtà quello che fa il decreto non è stanziare fondi, bensì garantire quelli che le banche presteranno. E, attenzione: la garanzia riguarda appunto le banche, solo loro che possono escuterla in caso di insolvenza, non le imprese che, se non riescono a rimborsare i prestiti, finiscono comunque in una procedura fallimentare. In particolare, la garanzia varia tra il 90 e il 100%: quella totale del Fondo è destinata solo ai prestiti fino a 25mila euro per pmi e professionisti o artigiani che possono chiedere cifre non superiori al 25% del fatturato e restituirli in sei anni a partire da 18-24 mesi. Mentre è al 90% per le pmi con fatturato fino a 3,2 milioni e per prestiti fino al 25% del fatturato, aumentabile al 100% per il tramite di altri soggetti abilitati, come i Confidi. La garanzia è al 90% per gli altri prestiti fino a 5 milioni. I prestiti garantiti da Sace devono avere un ammontare che non può superare il maggiore tra il 25% del fatturato e il doppio dei costi del personale (al 2019) e sono garantiti al 90% per imprese con oltre 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, all’80% per imprese con oltre 5mila dipendenti e fatturato tra 1,5 e 5 miliardi e il 70% per imprese oltre i 5 miliardi. Il tasso di interesse per tutti i prestiti garantiti si muove tra lo 0,25% e il 0,5% per il primo anno a salire fino a un range tra l’1 e il 2% dal quarto al sesto anno – le pmi beneficiano dei tassi inferiori.  

Cosa allunga i tempi di erogazione

Le banche dunque stanno raccogliendo le domande, ma a oggi, a 20 giorni dalla pubblicazione del Decreto Liquidità, nessuna impresa ha visto ancora un euro eppure al 24 aprile le fonti ufficiali dichiaravano 22.480 domande presentate al Fondo di Garanzia (il 25% sotto i 25mila euro)

Il tema è che, a fronte di uno strumento importante come la garanzia su una mole enorme di finanziamenti, strumento che dovrebbe agevolare il trasferimento della liquidità verso l’economia reale non si è badato a risolvere i problemi a monte. Le banche, per quanto sollecitate da Abi stessa a fare in fretta, devono necessariamente condurre un’istruttoria severa, che non è rapida e che non potrà esserlo alla luce anche di un altro fatto. 

La garanzia è concessa anche in favore di beneficiari che presentano esposizioni classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate” alla data della richiesta di nuovo credito. Dunque anche per aziende non necessariamente solide prima del Coronavirus. E non c’è alcuna deroga rispetto all’art 217 della legge fallimentare che prevede la l’ipotesi di ricorso abusivo al credito oppure, viceversa, di concessione abusiva del credito, ovvero il coinvolgimento della banca nel reato dell’imprenditore. Inevitabile dunque che i tempi si allungheranno.

A cura di: Laura Magna

Parole chiave

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