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Credito: l’incertezza frena la domanda delle imprese

Pubblicato il 05/02/2020

Il mercato del credito a favore delle imprese è stato ancora una volta zavorrato da un quadro economico tutt’altro che incoraggiante e, anche, dall’introduzione di parametri più rigidi per ottenere finanziamenti. Lo rivela il Barometro Crif, secondo cui in un contesto macro economico caratterizzato da una contrazione complessiva di mercato e dall’introduzione di nuove norme regolamentari, l’ultimo trimestre del 2019 ha fatto registrare una flessione pari a -2,9% tendenziale del numero di richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane agli istituti di credito del Paese.

Meno fallimenti e ritardi nei pagamenti

Di segno negativo è anche il bilancio dell’intero 2019: la variazione della domanda di credito risulta infatti pari a -3,4% rispetto all’anno precedete, con la performance dell’ultimo quarto che ha quindi rafforzato ulteriormente la dinamica negativa rispetto ai primi trimestri. Ci sono tuttavia alcuni positivi segnali sullo sfondo: tra le imprese, il cui atteggiamento resta pur sempre all’insegna della prudenza, si registra una progressiva diminuzione del numero di fallimenti, dei ritardi nei pagamenti commerciali e un miglioramento del tasso di default. Da rilevare che quest’ultimo indicatore è in contrazione a partire dal 2014.

Il difficile momento delle ditte individuali

Entrando maggiormente nel dettaglio, l’analisi (basata sul patrimonio informativo Eurisc, il sistema d’informazioni creditizie di Crif) consente di distinguere l’andamento del numero di richieste da parte di società di capitali e di imprese individuali. Queste ultime, che rappresentano la componente preponderante del tessuto imprenditoriale domestico, nell’anno appena concluso hanno accusato un calo del -7,2% (trend negativo rispettato in tutti i quattro trimestri), ben più alto rispetto al -0,9% fatto segnare dalle società di capitali (escursione in territorio positivo nel terzo trimestre).

In calo l’importo medio del finanziamento

Altro dato significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro Crif è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto, che a livello dell’intero anno si è attestato a 65.790 (-1,9% rispetto al valore registrato nel 2018) nell’aggregato di società di capitali e ditte individuali. Entrando maggiormente nel dettaglio, l’importo medio chiesto dalle società di capitali è risultato in calo del 2,9% tendenziale a 89.123 euro. Più ampia la contrazione registrata nello stesso periodo dall’importo chiesto dale imprese individuali: - 5,5% a 28.372 euro.

Più della metà delle richieste ‘individuali’ sotto 10mila euro

Per quanto riguarda la distribuzione per classi di importo, nei dodici mesi considerati un terzo delle richieste totali ha riguardato importi inferiori ai 5mila euro in virtù del peso numericamente preponderante delle richieste e presentate da parte delle imprese di piccola e piccolissima dimensione. Pressoché in linea con l’anno precedente il peso delle richieste relative alla classe di importo tra 5.001 e 10mila euro e a quella tra 10.001 e 20mila euro, che spiegano rispettivamente il 9,9% e il 15,0% del totale. In lieve aumento, invece, le richieste di importo compreso tra 20.001 e 50mila euro (+0,7%). Tra le imprese individuali, il peso delle richieste di finanziamento con importo inferiore ai 10mila euro rappresenta il 50,2% del totale, a conferma di come le micro imprese tendano a rivolgersi alle banche per importi di piccolo taglio, spesso per far fronte a esigenze di liquidità. Al contempo, per le società di capitali quasi la metà delle richieste (il 47% del totale) vede un importo superiore ai 20mila euro.

Capecchi, momento condizionato da nuove tecnologie e norme

Il mercato del credito alle imprese, ha osservato Simone Capecchi, executive director di Crif, “sta vivendo una fase di forte cambiamento, accelerato anche dall’avvento da un lato di nuove normative e dall’altro di tecnologie innovative. In questo contesto per le aziende di credito si presenta l’opportunità di adottare soluzioni di open banking per sviluppare nuovi strumenti e occasioni di relazione con la clientela business”. A partire dal patrimonio informativo disponibile sul mercato le banche, ha spiegato, “possono infatti utilizzare strumenti di tecnologia evoluta e big data, che consentono di analizzare, attraverso tecniche di big data analysis, le esigenze dell’imprenditore e di rispondere con servizi adeguati”.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave

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