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Crediti deteriorati: in netto calo i default

Quest’anno il tasso di default tra le imprese italiane è migliorato all’1,2 per cento. Anche il trend tra le persone fisiche nella seconda metà del 2020 è migliorato all’1,57 per cento. Tuttavia, il contenimento del rischio di credito si attenua con l’avvicinarsi della fine delle misure di aiuto.

Pubblicato il 05/08/2021
Analisi di CRIF sui crediti deteriorati e tasso di default

Il quadro economico e finanziario delle imprese italiane è in netto miglioramento, come testimoniano da un lato i numerosi indicatori sull’andamento della congiuntura e, dall’altro, la contrazione dei tassi di default. È quanto emerge da uno studio di CRIF, secondo cui dietro la diminuzione dei fallimenti nel nostro Paese ci sono soprattutto gli interventi varati dal Governo e le moratorie che hanno permesso di allentare la pressione delle scadenze, in particolare per le società di capitali. Anche se in questo frangente del 2021 si attenua l’effetto delle misure a sostegno del credito (a giugno restano in essere solo poco meno di un terzo delle moratorie attivate), il tasso di default delle imprese a fine 2020 si era attestato sotto la soglia del 3%.

Il contenimento del rischio di credito si attenua

L’impatto degli interventi straordinari varati per fronteggiare l’emergenza Covid è risultato rilevante anche sul mercato degli NPE (Non Performing Exposure), trova riscontro anche nella contrazione dei tassi dei default sui crediti a famiglie e imprese. Quest’anno, tuttavia, l’effetto sul contenimento del rischio di credito ha iniziato ad attenuarsi progressivamente tanto che, dall’analisi sulle scadenze delle moratorie in essere, senza considerare gli effetti del Decreto Sostegni Bis e quindi le relative potenziali proroghe, sussistono solo circa il 28% del totale dei provvedimenti attivati (Banche e Credito al consumo). Le previsioni sono che a ottobre le moratorie ancora attive saranno meno del 10% rispetto al perimetro totale dell’iniziativa.

Nel 2020 default al 2,6% per le società e all’1,61% per le persone

Relativamente al rischio di credito, secondo la seconda edizione dell’Osservatorio NPE realizzato da CRIBIS Credit Management (gruppo CRIF), per tutto il 2020 è proseguita la contrazione coadiuvata dagli interventi di sostegno, promossi dalle associazioni di categoria e da interventi legislativi come la finanza agevolata e il blocco dei licenziamenti oltre, appunto, alle moratorie. Nel dettaglio, l’analisi nel periodo compreso tra giugno e dicembre 2020 mostra per le società di capitali un tasso di default diminuito al 2,6% dal 3,14%, mentre per le persone fisiche è passato all’1,57% dall’1,61%.

Trend in miglioramento anche nel 2021

Il percorso di contenimento della rischiosità è proseguito anche nel primo quadrimestre di quest’anno, con il tasso di default per il credito al dettaglio (mutui e credito al consumo) attestatosi all’1,2%. Tuttavia, questo è un dato che potrebbe precedere un’inversione di tendenza. Malgrado il progressivo consolidamento della ripresa economica, l’analisi di Crif mette infatti in conto fatto un peggioramento nei prossimi mesi nel momento in cui le misure di sostegno verranno meno, per poi raggiungere un picco nel 2022.

Procedure giudiziali, si allungano le durate dei pignoramenti

L’Osservatorio NPE dedica un capitolo alle procedure mobiliari con un focus sui pignoramenti presso terzi dal quale emerge, negli ultimi 5 anni, un progressivo allungamento delle durate, che passano da una media di 6 mesi del 2015 a 11 mesi nel 2020. Il fenomeno, secondo la chiave di lettura, sembra determinato in modo sostanziale da una progressiva maggior adozione dello strumento con il conseguente ingolfamento dei tribunali. Infine, lo studio sottolinea come nel solo 2020 siano state chiuse circa 65 mila esecuzioni immobiliari a fronte delle 38 mila procedure aperte. Sempre durante lo scorso anno, rispetto al 2019, si registra una diminuzione delle procedure chiuse pari al 25% e lo stesso decremento percentuale si registra sulle procedure aperte.

A cura di: Fernando Mancini

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