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Contratti bancari a distanza: semplificazioni da coronavirus

Pubblicato il 29/04/2020

Bisogna fare presto per dare liquidità alle imprese, messe in seria difficoltà dalla pandemia da coronavirus. E il Governo ne è consapevole al punto che, per venire incontro alle esigenze delle aziende costrette al lockdown, ha varato una precisa norma tesa ad accelerare la burocrazia per far pervenire i finanziamenti a valle: una norma che sdogana l’utilizzo degli strumenti informatici nei documenti ufficiali. In particolare, nel Decreto Liquidità, è posto un articolo che snellisce le procedure “per garantire la continuità delle imprese colpite dall’emergenza Covid-19”. Si tratta, in sintesi, di una deroga alle disposizioni bancarie vigenti, in cui la firma di un contratto di una polizza o di alcune pratiche, come possono essere quelle relative a un fido, possono avvenire a distanza. 

Assenso valido anche con posta elettronica

In base all’articolo 5 Capo II, dal significativo titolo “sottoscrizione contratti e comunicazioni in modo semplificato”, si ritiene valido un contratto - stipulato durante la fase dell’emergenza sanitaria - “anche se il cliente esprime il proprio consenso mediante posta elettronica non certificata o altro strumento idoneo, a condizione che questi siano accompagnati da copia di un documento di riconoscimento”. L’accordo “identificabile in modo certo” dovrà essere conservato “con modalità tali da garantirne la sicurezza, integrità e immodificabilità”. Finita l’emergenza, ne sarà consegneta copia cartacea al cliente. Naturalmente, il Decreto prevede che “il cliente può usare il medesimo strumento impiegato per esprimere il consenso” anche “per esercitare il diritto di recesso previsto dalla legge”. 

Dietro questa norma c’è l’intento, da parte del Governo, sia di rendere più rapida la conclusione delle transazioni bancarie a distanza in questa fase d’emergenza (caratterizzata dal lockdown e dall’obbligo di osservare la distanza minima di sicurezza) sia di favorire l’accesso al credito da parte delle aziende in un contesto così difficile. La loro domanda di finanziamento, come abbiamo riportato nella notizia dal titolo “Crif: col lockdown meno richieste credito delle imprese”, è infatti ulteriormente scesa nel corso del primo trimestre (del 14,7%). Saranno dunque validi i contratti cui il cliente, assumendosi la responsabilità legale, darà il proprio consenso anche tramite e.mail semplice, o con messaggi via Whatsapp, Skype, Messenger o tutti gli altri sistemi di interconnessione che viaggiano via rete. 

La novità è rivolta a tutti

La novità prevista dal Decreto introduce, per un periodo di tempo determinato, il riconoscimento legale del proprio consenso mediante posta elettronica non certificata (“o altro strumento idoneo”). È una norma, secondo l’indicazione che arriva da Banca d’Italia, rivolta a quell’ampio mercato del dettaglio (dai singoli privati agli artigiani, dai professionisti alle Onlus, alle piccole imprese) che ancora oggi in Italia non dispone dei dispositivi informatici (come la posta elettronica certificata e la firma digitale) per concludere un contratto a distanza. Il trasferimento del documento su “supporto durevole”, come indicato dal Decreto, s’intende qualsiasi strumento che permetta al cliente di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere agevolmente recuperate. 

Verso l’adozione della tecnologia ‘blockchain’

È sicuramente un passaggio importante per la ‘sburocratizzazione’ del sistema Italia, che però nasconde non poche insidie. Il passaggio dal documento cartaceo a quello digitale prevede anche l’adozione della tecnologia più avanzata e anti-frode e sarà compito degli istituti di credito e degli intermediari finanziari. Potrebbe essere l’occasione per il lancio su vasta scala della tecnologia ‘blockchain’ (che permette la trasmissione di informazioni criptate e non replicabili), in modo da garantire alle parti sicurezza, rapidità ed efficienza. Sistema già in uso in altri Paesi, soprattutto nel campo delle polizze assicurative e delle transazioni online.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave

coronavirus governo burocrazia liquidità imprese

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