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CGIA: 65 miliardi di aiuti alle imprese non bastano

Rimborsare in misura maggiore le perdite accusate dalle imprese per il Covid, ad esempio coprendo i costi fissi che queste affrontano nonostante la chiusura delle attività. Lo chiede la CGIA, secondo cui gli aiuti stanziati dallo Stato rappresentano solo il 18,5 pct delle perdite subite finora.

Pubblicato il 12/04/2021
Gli aiuti economici a sostegno delle imprese

Il Governo Draghi, e prima ancora quello guidato da Giuseppe Conte, hanno stanziato complessivamente 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi in questo primo anno di pandemia.

Risorse che in buona parte, devono essere ancora erogate. Infatti, secondo l’Ufficio studi della CGIA, fino ad ora gli imprenditori italiani hanno beneficiato solo di 27 miliardi di euro, mentre gli effetti delle risorse ascrivibili alla legge di Bilancio 2021 e quelle riconducibili al “decreto Sostegni” si faranno sentire principalmente nel corso di quest’anno.

Più aiuti ‘pesanti’ e copertura dei costi fissi

Tuttavia, sebbene in assoluto questa cifra sia molto rilevante, se rapportata ai circa 350 miliardi di euro di contrazione del fatturato accusato dalle aziende nel 2020 rappresentano appena il 18,5% dei mancati ricavi.

È evidente, sottolineano gli esperti, che a fronte di questi numeri c’è ora la necessità che sul fronte delle misure a sostegno delle imprese e degli autonomi l’Esecutivo cambi registro. Oltre a rimborsare in misura maggiore le perdite subite bisogna compensare anche buona parte dei costi fissi, così avviene in Francia e Germania che, da mesi, hanno recepito le nuove disposizioni Ue in materia di aiuti di Stato alle imprese.

Il sistema Italia può ancora farcela

I costi fissi cui si fa riferimento sono affitti, assicurazioni, bollette energetiche che, nonostante l’obbligo di chiusura e il conseguente azzeramento dei ricavi, le attività continuano a sostenere. Se i nuovi aiuti saranno stanziati con continuità e con dimensioni accettabili almeno fino a fine anno - come ha reso noto il ministro dell’Economia, Daniele Franco – il sistema Italia può ancora farcela.

Altrimenti, secondo l’analisi della CGIA, il Paese rischia una chiusura generalizzata di tante botteghe artigiane e di altrettanti piccoli negozi, che provocherà la desertificazione sia dei centri storici sia dei quartieri periferici. E’ vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero – sottolineano gli esperti - che se non vengono salvate le imprese e i posti di lavoro, non si pongono le basi per rilanciare l’economia del Paese, l’unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi.

22,7 mld di aiuti a fondo perduto, metà non ancora erogati

Tornando alle risorse stanziate alle imprese, 27 miliardi sono stati erogati l’anno scorso, mentre altri 38 miliardi circa lo saranno nei prossimi mesi. Di questi ultimi, 24 sono riconducibili alle misure introdotte con la legge di Bilancio 2021 e 11 alle disposizioni previste dal decreto ‘Sostegni’.

Analizzando le voci principali, spiccano 22,8 miliardi di contributi a fondo perduto stanziati complessivamente (di cui solo 11,3 già accreditati). Altrettanto significativa è la decontribuzione Inps in capo alle aziende in caso di assunzione, che raggiunge un importo totale di 9,2 miliardi. Solo per il 2021 sono inoltre disponibili 6,3 miliardi di credito di imposta per far ripartire gli investimenti, 5,1 miliardi di sgravi per la sanificazione dei locali/canoni di locazione e 3,9 miliardi di taglio dell’Irap per il 2021. Infine, è di 13,7 miliardi la voce altri interventi che include i ristori al settore fiere e congressi, aiuti alla filiera agricola, pesca e acquacoltura, riduzione bollette elettriche.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave

CGIA imprese draghi

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