Auto: necessari incentivi e misure strutturali
La transizione verso la mobilità verde sarà graduale, perché oggi le nuove vetture hanno prezzi poco popolari. Per questo gli addetti ai lavori chiedono al Governo di rifinanziare gli incentivi che sono in via di esaurimento, considerando che l’Italia è in ritardo nella corsa all’elettrico.
Come sarà la mobilità di domani? Il mercato ha sicuramente già imboccato una strada chiara, quella della sostenibilità. Anche se appare lungo il percorso per arrivare alle emissioni zero, i segnali vanno tutti in questa direzione: sono già disponibili auto molto meno inquinanti rispetto al recente passato, il boom dell’elettrico è un fatto assodato, così come l’avanzamento di tutte le altre soluzioni green.
Se ne è parlato al convegno organizzato da #FORUMAutoMotive, movimento di opinione sul tema della mobilità a motore, da dove l’intera filiera ha lanciato un appello al Governo perché rifinanzi gli incentivi per evitare il crollo del mercato: assieme alla leva fiscale, secondo gli addetti ai lavori, accelererebbero il rinnovo del parco circolante.
'Guidare' verso la transizione
Alla luce del crollo delle immatricolazioni di nuove auto causato dalla pandemia, gli esperti ritengono che sia necessaria da parte del Governo la rapida adozione di misure strutturali di sostegno al mercato della mobilità: provvedimenti che riescano a guidare nel medio periodo la transizione verso un parco veicoli più sostenibile e più sicuro.
Uno dei modi potrebbe essere il rifinanziamento degli eco-bonus. L’Esecutivo, secondo quanto emerso nell’ambito del forum, ha oggi un’opportunità unica costituita dai fondi previsti da Next Generation EU e dalla riscrittura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il passaggio al ‘green’ non potrà che essere graduale
Il promotore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora, ha introdotto i lavori evidenziando proprio come il settore automotive debba essere considerato per il suo rilevante peso specifico nel sistema Paese e, dunque, sia da inserire all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il Governo si appresta a riscrivere.
In sintonia il presidente di ACI Milano, Geronimo La Russa, secondo cui la transizione energetica della mobilità non potrà che essere graduale. Tuttavia, ha aggiunto, ancora oggi l’auto viene considerata esclusivamente come un bancomat e un settore da tartassare, invece di un comparto strategico per il Paese. La mobilità su quattro ruote va quindi sostenuta, soprattutto in questa fase, attraverso un approccio razionale.
I motori endotermici saranno ancora protagonisti
Oggi parlare di green è fondamentale, ma la transizione energetica – ha affermato l’AD di Italiana Petroli, Daniele Bandiera - va comunque gestita in modo razionale e credibile, cercando di raggiungere tutte le classi sociali e non solo limitate fasce di popolazione che possano investire ingenti somme per acquistare un’auto elettrica.
L’elettrico, ha spiegato, è destinato si a crescere velocemente, ma dovrà risolvere nei prossimi anni due problemi rilevanti: autonomia chilometrica e i tempi di ricarica. Due nodi cruciali per il futuro di questa tecnologia. Molto si sta facendo oggi sul fronte dei carburanti a basso impatto: il 10% dei carburanti è ottenuto da prodotti vegetali o biologici. Esistono quindi già diverse soluzioni di biocarburanti che consentono di abbattere l’inquinamento, la CO2 e il consumo di materie prime.
L’Italia è in ritardo nella corsa all’elettrico
Rispetto alla corsa all’elettrico, in Europa spesso ci si dimentica il punto di partenza dei singoli Paesi. In Italia, spiega Gianluca di Loreto, partner di Bain & Company, nel 2020 sono state immatricolate 32 mila vetture elettriche pure, solo il 2,3% del totale.
In Inghilterra oltre 100mila, la Germania ne ha immatricolate sei volte quanto il nostro Paese. Da noi, per altro, si scrive elettrico ma si legge ibrido. Da questa corsa, stima, scaturirà anche un impatto diretto sulla componentistica. Un ruolo strategico nell’automotive lo stanno giocando le operazioni di fusioni e acquisizioni che spesso riguardano proprio i ‘componentisti’ e che nel 2021 potrebbero, come sempre nei tempi di crisi, ridisegnare parte del panorama competitivo.
Anfia, sostenere la domanda, l’offerta e le infrastrutture
Secondo Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA, per ridare stabilità all’intero settore bisogna agire su tre pilastri: sul fronte della domanda con incentivi, sull'offerta sostenendo investimenti perché la filiera resti competitiva e prevedere infrastrutture adeguate.
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