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Auto Italia: forte rimbalzo delle vendite a marzo

Le immatricolazioni di nuove auto nel primo trimestre sono cresciute del 28,7 pct, grazie soprattutto al boom del 497 pct registrato a marzo. La performance del mercato italiano è la migliore tra i big europei, grazie agli incentivi adottati anche per le vetture ad alimentazione tradizionale.

Pubblicato il 13/04/2021
L'andamento delle immatricolazioni di nuove auto nel mese di marzo 2021

Il mercato dell’auto italiano tira un’importante boccata di ossigeno a un anno esatto dall’esplosione della pandemia e, soprattutto, dopo il costante crollo delle immatricolazioni che lo ha caratterizzato. A marzo sono state infatti vendute 169.684 nuove vetture, con un rimbalzo del 497,2% su base tendenziale.

Bisogna però precisare che questo straordinario dato non è dovuto a una situazione particolarmente florida ritrovata dal settore, che continua ad avere ancora non poche difficoltà, ma si confronta con quello del marzo 2020, primo mese di lockdown per il Covid-19, quando erano state immatricolate appena 28.415 unità, in calo di circa l'85% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Nel primo trimestre il mercato è comunque in ritardo

A fare la tara alla performance ci pensa il Centro Stuti Promotor, secondo cui se si confronta il dato del marzo scorso con quello dell’ultimo mese normale, marzo 2019, la crescita sparisce e si registra anzi un calo del 12,7%.

Infatti, nonostante il grande recupero, le immatricolazioni auto nel nostro Paese restano al di sotto di quelle di due anni fa. Guardando solo ai mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, che si confrontano con gli ultimi pre-Covid, si nota un calo delle vendite rispettivamente del 14,03% e del 12,34%.

Nel primo trimestre 2021, le immatricolazioni sono state 446.978 unità, +28,7% tendenziale (che si confronta con il -35% accusato nello stesso periodo dell’anno scorso).

L’Italia è comunque la migliore tra i big europei

Il risultato del marzo scorso è dunque negativo, anche se nel primo trimestre del 2021 l’andamento del mercato automobilistico italiano è migliore di quello dei principali Paesi dell’Unione Europea.

Questo perché in Italia, con grande lungimiranza, si sono previsti incentivi per il primo semestre anche per sostenere le vendite di vetture ad alimentazione tradizionale, ma con emissioni non superiori a 135 gr/km di CO2. Questa decisione, secondo l’analisi offerta dagli esperti, è stata molto opportuna per due ragioni: una di carattere strutturale per un mercato elettrico che è comunque agli albori e, l’altra, di carattere economico, con i produttori di auto tenuti a finanziare la ricerca e lo sviluppo.

Il duplice effetto degli incentivi

Nel dettaglio, la prima è che gli incentivi in vigore dal 2019 per le auto elettriche, anche se molto generosi, sono insufficienti per determinare un volume di vendite che possa compensare la crisi pandemica e ciò per la forte carenza di punti di ricarica.

La seconda ragione è che le case automobilistiche traggono le risorse per investire nell’elettrico essenzialmente dalle vendite di auto tradizionali e quindi, nel periodo di transizione, sostenere anche le vetture tradizionali con emissioni virtuose contribuisce ad accelerare la svolta green. A ciò si aggiunge che la sostituzione di un’auto in un parco vecchio come il nostro ha un grande impatto anche sulla sicurezza, oltre che sul contenimento delle emissioni.

Quagliano, assolutamente necessario rifinanziare i bonus

Promotor segnala comunque che i fondi stanziati per gli incentivi alle auto tradizionali per il primo semestre sono quasi esauriti. A inizio aprile i fondi disponibili ammontano a 15 milioni di euro, cifra sufficiente per la prima settimana del mese dopodiché il mercato subirà in pieno l’impatto della pandemia. Basti pensare che durante il lockdown di aprile 2020 le vendite crollarono del 97,5%.

È quindi assolutamente necessario, sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, che il Governo rifinanzi in maniera adeguata, per l’intero 2021, lo stanziamento per gli incentivi alle auto ad alimentazione tradizionale con emissioni contenute.

In mancanza di un rifinanziamento tempestivo e adeguato, stima ancora Quagliano, il mercato quest’anno rischia di collassare e non si può pensare che il sistema Paese recuperi l’effetto della pandemia con un comparto di rilevante importanza, che con il suo indotto vale il 12% del Pil, in profonda crisi.

A cura di: Fernando Mancini

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