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Auto: i Paesi più poveri in ritardo nella mobility sostenibile

Dieci Stati dell’Ue hanno una quota di mercato riferita alle auto green inferiore al 3 per cento. Lo denuncia l’ACEA, secondo cui i Paesi più poveri sono quelli più in ritardo nella transizione verso la mobilità sostenibile, mentre i Paesi più ricchi del Nord Europa sono quelli più in vantaggio.

Pubblicato il 12/07/2021
Il passaggio alla mobilità sostenibile è lento nei Paesi europei più poveri

La mobilità senza motori a scoppio è ormai per tutti noi una realtà incontrovertibile, eppure i problemi economici di alcuni Paesi fanno sì che il loro percorso verso un mondo più sostenibile sia decisamente al rallentatore.

È quanto emerge da una nuova ricerca dell’ACEA, l'Associazione europea dei produttori di automobili, secondo cui le forti variazioni nazionali nelle vendite di auto elettriche nell'Unione europea sono correlate al tenore di vita registrato in ciascun Paese: sono in pratica proporzionali alla ricchezza media e, nello specifico, anche agli investimenti nelle infrastrutture che dovrebbero ‘favorire’ l’adozione delle nuove vetture ‘green’.

Ben dieci Stati hanno una quota inferiore al 3%

Le auto elettriche e quelle ibride plug-in hanno rappresentato lo scorso anno complessivamente il 10,5% di tutte le nuove auto vendute nell'Unione. Tuttavia, secondo i rilievi, ben dieci Stati avevano una quota di mercato inferiore al 3% delle nuove auto green.

L'analisi ACEA dimostra che l'adozione da parte dei consumatori di auto elettriche sia direttamente collegata al PIL pro capite di un Paese e sottolinea quanto l'accessibilità economica al nuovo mercato sia un grave problema. Come nel caso della distribuzione delle infrastrutture di ricarica, ha affermato Eric-Mark Huitema, direttore generale dell’associazione, c'è una chiara divisione nell'accessibilità delle auto elettriche tra l'Europa Centro-orientale e Occidentale, nonché un pronunciato divario nord-sud.

I Paesi più ricchi del Nord Europa sono in largo vantaggio

Nel dettaglio, I Paesi con una quota di mercato totale delle auto elettriche inferiore al 3% hanno un PIL medio inferiore a 17mila euro. È il caso, ad esempio, dei Paesi dell'Europa centrale e orientale e anche della Grecia. Senza contare che i cinque Paesi con la più bassa diffusione sul mercato di auto elettriche hanno anche pochissimi punti di ricarica, inferiori all'1% del totale dell'Unione europea ciascuno.

A sottolineare il differente passo di marcia è, inoltre, il fatto che una quota di mercato superiore al 15% per le auto elettriche si trova nei Paesi più ricchi del Nord Europa, quelli che hanno un PIL medio di oltre 46 mila euro.

3/4 delle vendite in Svezia, Olanda, Finlandia e Danimarca

Quasi tre quarti delle vendite di auto elettriche Ue sono concentrate in 4 Paesi dell'Europa occidentale, alcuni dei quali vantano tra i PIL più alti (Svezia, Paesi Bassi, Finlandia e Danimarca). Il restante quarto delle vendite, secondo i calcoli dell’ACEA, è distribuito negli altri 23 Stati membri.

Per altro, come rileva l'Agenzia europea per l'ambiente, i massicci investimenti fatti dai produttori nei veicoli a basse emissioni stanno dando i loro frutti: le vendite di auto elettriche sono triplicate tra il 2019 e il 2020, mentre le emissioni di CO2 nel 2020 hanno registrato un calo record, del 12%.

Per continuare questo progresso sulla strada delle zero emissioni  la Commissione europea deve garantire con urgenza che ci siano tutte le giuste condizioni e che nessun Paese o cittadino venga lasciato indietro. I veicoli a zero emissioni devono essere infatti più accessibili e convenienti per tutti i consumatori. Le case automobilistiche europee, per questo, chiedono incentivi adeguati a stimolare le vendite dei nuovi veicoli che siano a lungo termine e che abbiano obiettivi infrastrutturali vincolanti per ciascuno membro dell'Unione.

A cura di: Fernando Mancini

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