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Auto elettriche, ancora poche colonnine fast charger in Europa

Oggi per ricaricare un'auto elettrica con una colonnina classica può servire anche una notte intera. I punti di ricarica veloce arrivano, invece, a caricare un veicolo in meno di 60 minuti. Per Acea è fondamentale accelerare i tempi e rendere la ricarica un'operazione semplice e veloce per tutti.

Pubblicato il 12/11/2021
solo uno su nove punti di ricarica europei è un caricatore veloce

Solo una colonnina su nove in Europa è veloce. L’allarme è stato lanciato dall’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) che accende i riflettori su quelle che sono le infrastrutture di ricarica per le auto elettriche. Il sodalizio, che rivolge il suo appello alle istituzioni politiche del Vecchio Continente, sostiene che non solo sia evidente una scarsa presenza di colonnine su tutto il territorio, ma anche che siano davvero poche quelle che possono caricare i veicoli a una certa velocità.

L’indagine di Acea rivela che su circa 225.000 colonnine pubbliche attualmente disponibili nell'Unione Europea, solo 25.000 sono adatte alla ricarica veloce. Detto in maniera più semplice: solo uno su nove punti di ricarica europei è un caricatore veloce, ossia vanta una capacità di più di 22kW. Tutti gli altri punti di ricarica, che presentano una capacità di 22kW o meno, si avvalgono di prese di corrente comuni o da giardino, a bassa capacità.

L’sos dell’Associazione europea dei costruttori di automobili coincide con il lavoro che i governi nazionali e il Parlamento europeo stanno portando avanti per il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (Afir) prospettato dalla Commissione europea nel periodo estivo. L’Afir rappresenta una parte importante del pacchetto climatico europeo “Fit for 55”, in quanto prevede anche nuovi traguardi di CO2 per le macchine.

Ridurre i tempi di ricarica delle vetture elettriche

Il pressing del sodalizio è finalizzato a ridurre i tempi di ricarica e a rendere quest’operazione facile e comoda per i consumatori. Un po’ come si è abituati oggi quando si fa rifornimento di carburante. Attualmente, invece, se si fa uso di una colonnina classica a bassa tecnologia, può servire anche una notte intera per ricaricare un’automobile elettrica. I punti di ricarica veloce arrivano a caricare un veicolo in meno di 60 minuti. Per Acea, dunque, rendere più veloci e facili i punti di ricarica può invogliare anche i cittadini a passare all’elettrico. Non bisognerà attendere tempo, stare in coda a lungo e la ricarica avverrà in meno di un’ora: è questo il traguardo a cui si ambisce.

L’intento dell’associazione è spingere il Parlamento europeo e il Consiglio a consolidare la proposta della Commissione, assicurando in Europa più infrastrutture di ricarica e rifornimento e abbastanza caricatori veloci in ogni Stato membro dell'Unione Europea entro il 2030.

Acquistare un veicolo elettrico con un prestito green

Chi oggi intende finanziare l’acquisto di un veicolo ibrido o elettrico, può farlo con un prestito green. Si tratta di finanziamenti volti al risparmio energetico, alla sostenibilità ambientale e all’efficientamento ecologico della casa.

Questi prestiti puntano, dunque, a favorire lo sviluppo di energie rinnovabili attraverso l’acquisto di prodotti che possano migliorare l’impatto sull’ambiente. Con un prestito green è possibile finanziare anche l’acquisto di bici elettriche, scooter elettrici, veicoli ibridi per ridurre le emissioni inquinanti. Inoltre si può far richiesta di credito per installare impianti fotovoltaici in casa, caldaie, climatizzatori, depuratori e sistemi a biomasse e geotermici, impianti a Led. Un prestito verde consente di finanziare opere di isolamento termico dell’involucro dell’abitazione o anche elettrodomestici di classe A+ o superiore. Tutto ciò che insomma comporta un balzo in avanti in termini di sostenibilità ambientale.

Il massimo importo finanziabile varia a seconda dell’istituto di credito a cui ci si rivolge. I documenti generalmente richiesti da una banca sono:

  • un documento d'identità in corso di validità:
  • il codice fiscale o la tessera sanitaria;
  • una bolletta di utenza intestata;
  • l’ultimo modello unico per i lavoratori autonomi, l’ultima busta paga e l’ultima Certificazione Unica per i lavoratori dipendenti, il cedolino pensione per i pensionati.

Il richiedente deve dimostrare di percepire un reddito e di essere in grado di affrontare il rimborso delle rate, scongiurando così il rischio di insolvenza, tanto temuto dai creditori.

A cura di: Tiziana Casciaro

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