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Auto elettrica: quali effetti dallo stop Ue ai motori endotermici?

L’industria automobilistica europea, con lo stop ai motori a benzina e diesel dal 2035, secondo Federmotorizzazione ha molteplici effetti negativi, tra cui la perdita di know how, di investimenti e 70 mila posti di lavoro. Senza contare che la costruzione di punti di ricarica è molto in ritardo.

Pubblicato il 25/07/2022
ricarica di una vettura elettrica
Analisi sullo stop Ue ai motori endotermici dal 2035

La decisione del Parlamento europeo di sospendere, a partire dal 2035, la produzione di motori endotermici (con lo stop alle vendite di nuove auto a benzina e diesel) ha molteplici effetti negativi che, a dir poco, sono stati ampiamente sottovalutati dai responsabili politici.

In pratica, stimano in Federmotorizzazione Confcommercio, a Bruxelles è stata fatta “una scelta con il para-occhi” destinata a portare l’industria locale alla sudditanza dei Paesi asiatici e a un inevitabile irrigidimento della domanda, perché agli attuali costi le auto elettriche non sono alla portata di tutti. Senza contare che, a tutt’oggi, ci sono forti ritardi nel creare una rete efficiente di punti di ricarica (soprattutto in Italia) e, in prospettiva, si prevedono gravi problemi sociali visto che la transizione del settore comporterà inevitabilmente massicci tagli all’organico sia dell’industria, sia dell’indotto.

Il divario tra Nord, più ricco, e Sud Europa

La foto è stata scattata da Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione Confcommercio, che rincara la dose spiegando che quello ‘disegnato’ dall’Ue è un mercato adatto solo per i Paesi del Nord Europa, che sono avvantaggiati nella costruzione delle infrastrutture e da una politica sui redditi più favorevole.

Per contro, in Italia, ci stiamo chiedendo quanti automobilisti potranno permettersi un’auto elettrica tenuto conto che il suo costo supera del 20-30% quello delle vetture endotermiche. Questa scelta, infatti, non fa altro che evidenziare la distanza che c’è tra il Nord, più ricco, i Paesi del Sud Europa. Basta solo notare che l’auto elettrica più venduta in Europa nei primi tre mesi del 2022 è la Tesla, il cui costo parte da oltre 60mila euro. Il reddito medio pro capite di un lavoratore italiano, riferito al 2021, è di 20.720 euro e quello di un pensionato di 18.650 euro.

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Il rischio di perdere il know how e 70mila posti di lavoro

Ma l’errore di puntare solo sull’elettrico non consiste solo in questo. La direzione che si è presa espone l’area a una pericolosa sudditanza nei confronti dei Paesi asiatici, in particolar modo rispetto alla Cina, per la sua disponibilità di litio (batterie), cobalto e terre rare (elementi fondamentali nella produzione delle nuove auto.

Gli effetti sulla nostra ricerca tecnologica, se non arrestata, ci metterà in condizione di usare altri carburanti per arrivare a decarbonizzare l’Automotive, visti i numerosi svantaggi dell’utilizzo di sole auto elettriche. Per l’Italia la situazione è ancora più grave, poiché la scelta comporterà – per il suo importante settore della componentistica ad alto valore aggiunto - una radicale e rapida trasformazione delle imprese, che perderanno così un know how unico. Bisogna mettere in conto, secondo la Federazione, una perdita secca di 70mila posti di lavoro.

Serviranno almeno 2,5 milioni stazioni di ricarica

Puntare soltanto sull’auto a emissioni zero, secondo Buongiardino, significa avere una quantità enorme di energia elettrica, prodotta però da fonti rinnovabili (oggi siamo al 17% in Italia) e che bisognerà dotarsi di un numero di punti di ricarica pubblici in linea con la futura massa di parco auto elettrico. A fine 2021 risultavano immatricolate circa 120mila auto BEV (elettriche) e, immaginando una dimensione del parco circolante al 2035 di 10 milioni di queste vetture, tenuto conto che ogni colonnina può caricarne due in contemporanea, servirebbero 2,5 milioni di colonnine. A tutt’oggi, sottolinea il presidente, nel Paese ci sono circa 26mila colonnine, delle quali il 12% non ancora attive. È una scelta non comprensibile nemmeno dal punto di vista ambientale, visto che l’incidenza di CO2 prodotta dall’Automotive in Europa corrisponde all’1% delle emissioni totali mondiali. 

Sottovalutati anche i potenziali progressi tecnologici

Inoltre, secondo Buongiardino, la scelta Ue pecca di sufficienza per quanto riguarda la produzione di CO2 delle auto elettriche (misurata sul loro ciclo di vita, smaltimento incluso), che è superiore a quella dei veicoli endotermici, mentre non ci sono ancora certezze sui sistemi di recupero/smaltimento delle batterie e sulla sicurezza delle stesse auto BEV (per i manutentori e gli stessi automobilisti). Il Parlamento europeo, infine, non ha preso in considerazione gli eventuali progressi tecnologici che saranno potenzialmente introdotti entro il 2035 come, ad esempio, i carburanti di origine vegetale o sintetici che puntano ad azzerare l’impronta del carbonio. È stato sottovalutato anche il possibile sviluppo di sistemi efficienti ed economici nell’uso dell’idrogeno verde.

A cura di: Fernando Mancini

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