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Auto: dicembre ancora amaro per le immatricolazioni

Bilancio tinto di rosso anche a dicembre per il mercato automobilistico: le immatricolazioni sono crollate del 14,9 pct. Poca fiducia dei concessionari per il 2021: circa la metà stima vendite stabili. Promotor invoca il rifinanziamento degli incentivi e un approccio strutturale al problema.

Pubblicato il 08/01/2021

Chiusura d’anno ancora in profondo rosso per il mercato automobilistico italiano: a dicembre 2020 sono state immatricolate dalla Motorizzazione solo 119.454 autovetture, con una variazione tendenziale di -14,95%. Rispetto al mese precedente c’è stato un ulteriore preoccupante raffreddamento delle vendite (a novembre erano state immatricolate, infatti, 138.559 autovetture, in calo dell’8,24% rispetto allo stesso periodo del 2019), che lascia presagire un avvio pesante anche del nuovo anno.

Nell'intero 2020 nel Paese sono state immatricolate 1,381 milioni di autovetture, con una variazione di -27,93% rispetto al 2019. In pratica il mercato italiano è tornato indietro di circa cinquanta anni.

Il 49% dei concessionari stima vendite stabili per il 2021

La performance poteva essere decisamente peggiore se non ci fosse stato l’apporto del ‘pacchetto Benamati’, che per il secondo semestre ha previsto incentivi, oltre che per le auto a emissioni zero e a basso impatto, anche per quelle ad alimentazione tradizionale con emissioni di CO2 non superiori a 110 gr/km.

È quanto sottolineano gli esperti, secondo cui le prospettive per il 2021 sono legate all’andamento della pandemia che, al momento, non sembra lasciare spazio a molto ottimismo. Il 49% dei concessionari interpellati dal Centro Studi Promotor si attende per il prossimo anno vendite sostanzialmente stazionarie sui livelli del 2020, mentre gli altri si dividono equamente tra ottimisti e pessimisti.

Necessario rifinanziare gli incentivi

Nel 2020 il fatturato delle immatricolazioni di auto in Italia ha subito una contrazione annua di 12,17 miliardi, mentre il gettito Iva è calato di 9,97 miliardi. È del tutto evidente che, per il comparto dell’auto, un’altra annata come quella passata avrebbe effetti catastrofici.

Per evitarli sarebbe necessario rifinanziare gli incentivi già varati per il 2021 per le auto con alimentazione tradizionale (ed emissioni comunque contenute) che, se la pandemia non imporrà nuovi lockdown, potrebbero rimanere senza fondi già nel corso del primo semestre. Ma soprattutto, secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, occorrerebbe affrontare la crisi con un nuovo approccio.

Occorrono provvedimenti strutturali

Il permanere della pandemia impone infatti per il settore dell’auto l'abbandono della logica degli interventi ‘tampone’ a favore, secondo Quagliano, di provvedimenti di carattere strutturale volti a risolvere i problemi che già erano emersi prima del Covid e che questo ha poi ulteriormente aggravato.

Per quanto riguarda l’auto, la grande emergenza italiana prima della pandemia era avere il parco circolante più vecchio d’Europa con un forte impatto negativo, oltre che sull’ambiente, anche sulla sicurezza, come emerge dai tassi di mortalità per incidente stradale (55 morti per milione di abitante nel 2019 in Italia, contro i 48 della Francia, i 37 della Germania e i 28 del Regno Unito).

Perché no un superbonus come quello nell’immobiliare?

Il Paese, con il superbonus 110%, ha varato un grande piano di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Dovrebbe ora varare anche un grande piano pluriennale per riqualificare il parco circolante di auto, tenendo conto che l’auto, dopo la casa, è il secondo bene delle famiglie italiane per importanza economica.

Una realtà che emerge dall’Osservatorio Prestiti di PrestitiOnline.it. Non ci sarebbe bisogno di coprire il 110% della spesa, come si fa con le ristrutturazioni immobiliari, ma basterebbe un piano di incentivi pluriennali, costruito privilegiando le vetture a basso impatto, ma tenendo anche conto che l’apporto delle auto elettriche e a basso impatto nel rinnovo del parco circolante nel 2020 è stato modesto, nonostante gli incentivi generosi in vigore.

Il ‘passo’ lento delle auto elettriche

Lo scorso anno le immatricolazioni di auto elettriche non hanno infatti superato il 2% del totale, mentre per le ibride plug-in (cioè con la spina per la ricarica della batteria) si sono attestate all’1,7% e queste quote non potranno incrementare significativamente nel giro di pochi anni.

Il piano di riqualificazione del parco circolante italiano dovrebbe quindi, secondo Promotor, prevedere incentivi strutturali per l’acquisto con rottamazione anche di autovetture con alimentazioni tradizionali, ma con emissioni contenute.

A cura di: Fernando Mancini

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