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Superbonus, tutte le novità del 2024

Nuovo taglio al Superbonus, misura incentivante che fin qui è costata circa 100 miliardi di euro per le casse dello Stato. Per quest'anno la detrazione scende di 20 punti al 70%, con l'eccezione costituita dai redditi bassi che hanno ultimato nel 2023 almeno il 60% dei lavori.

Luigi Dell'Olio
A cura di Luigi Dell'Olio

Esperto di prodotti finanziari, mercati energetici e telefonia

cantiere di abitazioni in ristrutturazione
Le novità in tema di Superbonus per il 2024

Un taglio netto alle nuove agevolazioni, ma anche uno scivolo per venire incontro a chi ha già realizzato gran parte dei lavori e non ha grandi disponibilità finanziarie per completarli senza un supporto esterno. Sul Superbonus si cambia marcia, ma con un approccio meno radicale di quanto sembrava solo fino a poche settimane fa.

Taglio al 70%, poi al 65% per l’incentivo

La regola generale è che da quest’anno il Superbonus andrà a coprire il 70% dei costi sostenuti per migliorare di almeno due classi energetiche gli immobili italiani. Già nel 2023 vi era stata una riduzione di 20 punti, dal 110 al 90%, e nel 2025 vi sarà l’ultimo taglio al 65%. Dopo di che la misura finirà definitivamente in soffitta e, chi lo vorrà, potrà avere accesso a uno degli altri incentivi previsti in campo immobiliare.

Inoltre, dal 1° gennaio è scattato lo stop definitivo per le villette e le unità unifamiliari, che quindi già da ora possono solo accedere all’ecobonus, che prevede una detrazione:

  • del 50% per infissi, biomassa e schermature solari;
  • del 65% per le rimanenti tipologie di spese. In entrambi i casi, la spesa può essere “recuperata” in sede di dichiarazione dei redditi in un arco di tempo decennale.
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L’eccezione per i redditi bassi

Tornando al Superbonus, dopo una lunga trattativa all’interno della maggioranza, è stato previsto un decreto, denominato Salva Spese, che prevede la conferma del 110% per coloro che hanno un quoziente familiare fino a 15 mila euro e alla fine del 2023 hanno effettuato almeno il 60% dei lavori previsti. Ovviamente non è sufficiente un’autodichiarazione, ma occorrono prove concrete – con attestazione di un professionista – della quota di lavori ultimata. A breve è atteso un decreto del ministero dell’Economia che dovrà definire i dettagli della misura, che verrà strutturata sulla falsariga del Fondo Indigenti, che nel 2023 ha consentito di compensare il taglio dello sconto dal 110 al 90%. Alla luce di quest’ultima esperienza, gli analisti stimano un impatto della nuova misura limitato a circa 30 mila condomini.

Sempre sul fronte del Superbonus arriva anche una norma salva-liti. Per coloro che hanno effettuato la cessione del credito o lo sconto in fattura, attestando l’avanzamento del lavoro a fine 2023, non vi sarà l’obbligo di restituire i benefici ricevuti anche in caso di mancato progresso di due classi energetiche. Questo permetterà di evitare non solo contenziosi con il fisco, ma anche tra committenti e imprese che potrebbero trovarsi ad andare in tribunale a causa della mancata ultimazione dei lavori entro i termini.

I risultati del Superbonus

Secondo quanto segnalato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il Superbonus è fin qui costato ben 100 miliardi di euro alle casse pubbliche (il dato ufficiale a novembre, per gli investimenti ammessi a detrazione, è per la precisione di 96,76 miliardi di euro). Intanto cominciano a vedersi i primi effetti positivi in bolletta. Nel corso del 2022, stima l’Enea, la fattura energetica nazionale ha registrato un risparmio nell’ordine di 3 miliardi di euro grazie agli interventi di efficientamento energetico degli edifici italiani (Superbonus, ecobonus e bonus casa). Le minori importazioni di petrolio e gas, rese possibili da immobili più efficienti, hanno consentito una riduzione delle emissioni di CO2 nell’ordine di 6,5 milioni di tonnellate e a un risparmio di poco più di 2,5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Intanto, la stretta progressiva al Superbonus fa sentire i suoi effetti sul mercato delle costruzioni. L’Ance (associazione dei costruttori) segnala che nel periodo da gennaio a settembre vi è stato un calo dei livelli produttivi nella misura del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2022. Una tendenza destinata a rafforzarsi con i tagli ulteriori di quest’anno.

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