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Prestiti: crescono le erogazioni, tassi fermi

Continuano a crescere le erogazioni dei prestiti, mentre i tassi restano su livelli particolarmente contenuti. Dall'ultimo Bollettino dell'Abi arrivano segnali positivi sul sentiment delle famiglie italiane, nonostante il contesto macro in peggioramento.

Pubblicato il 27/04/2022
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Nonostante tutto, le famiglie italiane conservano un certo ottimismo di fondo. L’ultima rilevazione mensile dell’Abi (l’associazione delle banche operanti nella Penisola) segnala che anche a marzo sono aumentate le erogazioni, segno del fatto che si continua a progettare per il futuro, e per questa ragione si investe. Mentre in parallelo il tasso medio resta fermo nonostante l’inflazione che mette a dura prova l’immobilismo della Bce.

Accelerazione dei finanziamenti

Lasciamo parlare i numeri. L’Abi segnala che a marzo i prestiti a imprese e famiglie sono aumentati del 2,6% rispetto a un anno fa, arrivando a quota 1.337 miliardi di euro. Una tendenza tutt’altro che scontata, considerato che il clima che si respirava nella primavera del 2021 era di grande entusiasmo, tra la ripresa galoppante, i primi effetti dei bonus pubblici (a cominciare dal rimodellamento di quelli riguardanti l’edilizia) e la prospettiva di avvio del Pnrr.

Oggi, al contrario, l’umore è zavorrato dalla guerra in Ucraina e da un’inflazione elevata che si sta rivelando ben più persistente di quanto ipotizzato solo fino a poco tempo fa. Eppure non solo le erogazioni crescono, ma lo fanno a un ritmo più rapido rispetto a febbraio (+2,4% annuo) e gennaio (+2,2%), il che fa ben sperare per il prosieguo dell’anno.

Se invece guardiamo allo stock dei finanziamenti, il già citato dato di 1.337 miliardi di euro, siamo sopra i livelli di marzo 2019 (paragone utile per evitare i confronti con lo scoppio della pandemia) e poco sotto lo stesso mese del 2018.

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Tassi feri su livelli contenuti

Se si vuole fare uno spaccato per categorie di beneficiari, il dato più aggiornato è relativo a febbraio scorso. Si scopre che a trainare le erogazioni sono state le famiglie, con un +3,8% nel confronto annuo contro il +1,2% delle imprese.

Arriva invece a marzo l’aggiornamento sui tassi di interesse relativi alle operazioni di finanziamento e anche in questo caso i risultati sono sorprendentemente positivi. Infatti, il tasso medio sul totale dei prestiti conferma il 2,14% di febbraio, mentre se si circoscrive l’analisi alle nuove operazioni per acquisto di abitazioni c’è una leggera crescita dall’1,49% all’1,60%, anche se si resta comunque su livelli straordinariamente bassi rispetto alle medie storiche. Basti pensare che alla fine del 2007, prima cioè della grande crisi finanziaria che poi ha scatenato una recessione mondiale, si viaggiava intorno al 5,7%.

Occhio ai mutui

Le dinamiche più recenti ci dicono da una parte che lo scenario dei tassi resta estremamente favorevole a chi richiede un finanziamento (ed evidentemente è una delle ragioni per cui le erogazioni continuano a crescere). Dall’altra, però, iniziano a crescere i tassi sui mutui, spinti dal tasso fisso. Il principale benchmark del settore, l’Irs a 20 anni, è passato dallo 0,60% di gennaio 2022 allo 0,88% di febbraio, secondo l’ultima rilevazione di Mutuionline.it. Con la conseguenza che il Tan nello stesso periodo (considerando la media tra le erogazioni a 20 e a 30 anni) è cresciuto dall’1,25% all’1,56% dell’ultima rilevazione.

Per il momento questa tendenza non sta interessando i mutui a tasso variabile, dato che l’Euribor a 3 mesi resta intorno a -0,40%, in linea con la “tassa” imposta dalla Bce ai depositi delle banche presso l’Eurotower. Tuttavia le attese del mercato sono per un ritorno in positivo già da settembre e per un livello dell’1,7% a fine 2023.

Cosa attendersi per il futuro

Detto del passato, il trend dei finanziamenti sembra destinato a restare positivo anche nei prossimi mesi, anche alla luce della limitata esposizione delle banche sul fronte dei crediti deteriorati.

A febbraio, le sofferenze nette (cioè alla luce delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati) si sono attestate a 18,1 miliardi di euro, invariate rispetto a gennaio e inferiori rispetto ai 20,1 miliardi di un anno prima e ai 26,4 miliardi di febbraio 2020, prima cioè che iniziassero a manifestarsi le ricadute della pandemia.

A cura di: Luigi dell'Olio

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