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L'ecobonus 110% si allarga alle seconde case

L'agevolazione può essere sfruttata attraverso detrazione Irpef o cessione del credito. Escluse abitazioni di tipo signorile; abitazioni in ville, castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici. Attenzione all'attestazione sul miglioramento della classe energetica.

Pubblicato il 26/08/2020

Non solo prima casa. Il decreto Rilancio ha esteso l’Ecobonus 110% anche alle seconde case. Si amplia, quindi, la platea di coloro che possono eseguire lavori di miglioramento della classe energetica o di riduzione del rischio sismico detraendo i costi dall’Irpef o cedendo il credito d’imposta all’azienda che ha svolto gli interventi (che a sua volta può cederlo alla banca). Attenzione, però,  ogni contribuente può fruirne al massimo su due immobili e non tutte le categorie catastali sono incluse.

Seconde case e parti comuni

Secondo il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale al comma 10 dell’articolo 119: “I soggetti di cui al comma 9, lettera b), possono beneficiare delle detrazioni di cui ai commi da 1 a 3 per gli interventi realizzati sul numero massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento delle detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio.” Una novità importante visto che comprende sia seconde case, sia le parti comuni degli edifici (tetto, scale, ascensore).

Inclusi ed esclusi

Il decreto Rilancio specifica, però, che ci sono dei soggetti esclusi dalla possibilità di fruire dell’agevolazione. Si tratta, nel dettaglio, degli immobili appartenenti alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile); A/8 (abitazioni in ville); A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici).

Escluse anche le imprese e i professionisti, ovvero gli esercenti attività di impresa, arti e professioni. Insomma, sono esclusi gli studi in cui i professionisti esercitano la propria attività. Potranno accedere invece al Superbonus anche gli edifici appartenenti ad organizzazioni senza scopo di lucro, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale del terzo settore.
Otterranno il Superbonus anche le associazioni e società sportive non dilettantistiche (ASD), ma solo per gli interventi relativi agli spogliatoi. Compresi anche gli istituti autonomi case popolari comunque denominati e gli enti con le stesse finalità sociali in possesso dei requisiti previsti dalla legislazione europea in materia di in house providing.

I tetti di spesa

L’allargamento della platea dei beneficiari e degli interventi agevolabili è stato controbilanciato da una riduzione dei tetti di spesa. Gli interventi di installazione del cappotto termico avranno tetti di spesa più bassi e differenziati in base alla tipologia degli edifici. Dai 60mila euro inizialmente previsti per ogni unità immobiliare, si passerà a 50mila euro per gli edifici unifamiliari, 40mila euro per i condomìni fino a otto unità immobiliari e 30mila euro per quelli più grandi.

Questi importi devono essere moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Per la realizzazione degli interventi devono essere utilizzati materiali isolanti che rispettino i Criteri ambientali minimi fisati con il DM 11 ottobre 2017. Negli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti centrali a condensazione, a pompa di calore, di microcogenerazione o a collettori solari, è previsto un tetto di spesa di 20mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, nei condomìni fino a otto unità immobiliari. Negli edifici con più unità immobiliari, il tetto di spesa sarà di 15mila euro.

Sanzioni

L’ecobonus si può richiedere soltanto dopo aver ottenuto il visto di conformità, rilasciato da commercialisti e Caf: è dunque un documento indispensabile anche per la cessione del credito. Devono risultare rispettati i requisiti minimi di prestazione energetica fissati con decreto interministeriale e assicurato il miglioramento di almeno due classi energetiche ovvero, se impossibile, il conseguimento della classe energetica più alta, circostanza da dimostrare tramite attestato di prestazione energetica ante e post intervento (art6, Dlgs 192/2005), rilasciato da un tecnico abilitato nella forma di dichiarazione asseverata. Chi rilascia un’attestazione infedele rischia, secondo legge, una sanzione pecuniaria dai 2.000 ai 15.000 euro.

A cura di: Sofia Fraschini

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