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Cosa valutano le banche prima di concedere un prestito

Nel 2020, a fronte di una richiesta globale di prestiti pari a circa 50 miliardi di euro, sono stati concessi in prestito circa 10 miliardi. A monte della moltitudine di domande non andate a buon fine, vi è spesso la mancanza di garanzie rilevate da alcuni parametri.

Pubblicato il 03/03/2021

Chiedere un prestito in banca: un’azione che ogni giorno, solo in Italia, è compiuta da migliaia di privati cittadini, oltre che da professionisti, piccole e medie ma anche grandi imprese.

Secondo dati recentemente resi pubblici, nel 2020 su una richiesta globale di accesso al credito pari a circa 50 miliardi di euro, ne sono stati erogati circa 10. La disparità tra le somme globali richieste e l’importo delle concessioni è data da una serie di fattori, che vanno attentamente analizzati e valutati per comprendere meglio come porsi al momento opportuno, e come abbattere al massimo il rischio di sentirsi negare l’erogazione del finanziamento.

Nei paragrafi che seguono, affrontiamo quindi il tema specifico: cosa valutano le banche quando si chiede un prestito? Quali sono i criteri, i documenti, ma anche le verifiche che vengono fatte prima di dare il parere positivo all’istanza?

L’affidabilità creditizia

Il primo parametro di valutazione che ogni istituto bancario analizza, è quello relativo alla capacità del soggetto richiedente di poter onorare il debito contratto. Si tratta della cosiddetta solvibilità o affidabilità creditizia. È un elemento imprescindibile, ed è normale che sia così. Quale banca concederebbe un prestito a qualcuno che non è poi in grado di restituire il denaro ricevuto?

Per verificare questo dato, la banca si prende un poco di tempo, necessario ad analizzare la situazione complessiva del cliente, che presuppone anche la verifica della storia bancaria, che fa emergere i comportamenti adottati precedentemente alla richiesta di finanziamento. Si tratta, in poche parole, di valutare l’affidabilità, la puntualità, la correttezza di chi chiede di accedere al credito, e per far questo si accede ad apposite banche dati, il primo dei quali è il CRIF – Centrale Rischi Finanziari.

Attraverso l’interrogazione del database si può accertare:

  • La presenza di eventuali protesti
  • Le partecipazioni societarie con alto rischio di fallimento (anche in passato)
  • Lo storico di eventuali prestiti chiesti e ottenuti

L’esame di questi primi dati permette al funzionario della banca che prende in carico la richiesta, di poter stabilire senza incertezze se esistono i presupposti per dare parere positivo.

Requisiti anagrafici

Non è sufficiente, però, soddisfare i parametri sopra riportati. Anche l’età ha il suo peso nel momento in cui ci si reca in banca per chiedere una somma di denaro.

Anche se non esistono norme specifiche, generalmente gli istituti di credito sono poco propensi a prestare somme a persone che abbiano superato la soglia dei 75 anni, età che semmai deve essere quella limite al momento del pagamento dell’ultima rata del finanziamento concesso a suo tempo.

Poiché, però, esistono anche istituti finanziari disponibili a trattare sul criterio anagrafico, e considerando anche il fatto che molto dipende anche dall’entità della somma e dal periodo di tempo attraverso il quale si decide di restituirla, chiedere è il consiglio migliore che si può dare. Al massimo si riceve un diniego, ma si può provare presso un altro istituto.

Somma richiesta VS situazione reddituale

Un altro parametro importante, e da non sottovalutare, è il rapporto tra la cifra richiesta e la situazione reddituale. Ovviamente, più è alto l’importo che si va a chiedere, maggiori dovranno essere i redditi dimostrabili. Rientra tra le garanzie di solvibilità che le banche richiedono come prassi.

Se i redditi sono insufficienti rispetto al finanziamento richiesto, si prevede che non sarà facile per il cliente poter restituire il suo debito. Per fare un esempio concreto: per garantire il rientro alla banca, ma anche per non mettere in sofferenza economica il cliente, la rata del prestito non deve di norma superare del 30% o al massimo del 35% il reddito netto mensile.

Ciò significa che, se si dispone di un reddito netto mensile pari a 1.000 euro, la rata – ogni mese – non potrà superare l’importo di 350 euro. È anzi consigliabile prevedere, se possibile, un prolungamento del piano di rientro così da abbassarne l’importo, e consentire al cliente di dormire sonni tranquilli.

A cura di: Emilia Urso Anfuso

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