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Auto: vendite in Europa ancora in retromarcia

Il mercato europeo dell’auto accusa in febbraio un nuovo calo delle immatricolazioni, del 6,7 per cento, a causa della carenza di materiali e delle incertezze alimentate dalla guerra in Ucraina. Il peso del conflitto, secondo gli esperti, si farà sentire ancora di più nei prossimi mesi.

Pubblicato il 25/03/2022
discesa delle immatricolazioni di nuove auto
Andamento delle immatricolazioni di nuove auto in Europa

Il mercato dell’auto dell’Unione Europea continua ad avere inserita la retromarcia: in febbraio le immatricolazioni di nuove vetture sono diminuite ancora una volta, del 6,7% tendenziale, dato che porta le perdite accumulate nel primo bimestre a -6,4%.

Il dato, ammette l’Associazione dei produttori di auto europei, con appena 719.465 unità vendute in tutta l'Ue, è il peggiore in termini di volumi per il mese di febbraio. I problemi cui si deve fare fronte sono molteplici: da quelli accusati dalle case automobilistiche, che affrontano ancora interruzioni delle catene di approvvigionamento, alle incertezze legate al passaggio alla mobility sostenibile, alle ombre generate dalla guerra in Ucraina che si allungano su tutto il quadro economico e – direttamente – sui consumi importanti com’è sicuramente l’acquisto di un’auto.

La performance peggiore è dell’Italia: -21,1% in due mesi

I quattro principali mercati dell’Eurozona hanno avuto andamenti contrastanti. Italia e Francia hanno registrato perdite a doppia cifra (rispettivamente -22,6% e -13,0%), mentre Spagna e Germania hanno messo a segno una crescita (rispettivamente +6,6% e +3,2%).

Nei primi due mesi dell’anno, tra questi quattro mercati chiave è stata l'Italia ad avere accusato la contrazione maggiore (-21,1%), seguita dalla Francia (-15,7%), mentre si sono mantenute ancora su un terreno positivo le vendite in Germania (+5,6%) e in Spagna (+4,2%). La causa principale del pessimo dato dell’Italia è da ricercarsi, ammonisce Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, che il mercato si è bloccato perché gli incentivi alla domanda più volte annunciati non sono ancora arrivati e quindi l’attesa delle agevolazioni blocca gli acquisiti.

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La carenza di materiali rallenta la produzione

Su tutto il mercato dell’auto europeo soffiano comunque venti contrari perché, dopo la crisi scaturita dalla pandemia, non ci sono stati eventi che siano stati in grado di dare una svolta. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno sì adottato incentivi per sostenere la domanda, ma il risultato è stato parziale, anche perché, oltre agli ostacoli creati direttamente dalla pandemia, ci sono stati altri fattori che, non solo hanno impedito il recupero, ma anzi hanno determinato nuove cali delle vendite.

Nel dettaglio, secondo l’analisi di Promotor, al Covid si è associata una marcata caduta del Pil e anche i problemi sul fronte dell’offerta. La carenza di chip e di altri componenti ha provocato infatti fermate della produzione che hanno allungato di molto i tempi di consegna di una domanda già per altro ‘raffreddata’ dalla crisi sanitaria.

Il peso della guerra si farà sentire nei prossimi mesi

Senza contare che le prospettive non spingono all’ottimismo. Per ora il conflitto tra Russia e Ucriaina, secondo l’analisi offerta da Promotor, ha avuto sulle vendite di auto un impatto marginale (interessando solo gli ultimi giorni di febbraio), ma l’effetto negativo dovrebbe essere molto più forte sulla domanda in marzo e nei mesi successivi.

E ciò non soltanto per gli effetti della guerra sull’economia (a cominciare dalle ripercussioni sull’inflazione) e sulla domanda di autoveicoli (penalizzata anche dall’impennata dei prezzi dei carburanti), ma anche perché alle già esistenti difficoltà di fornitura di componenti per l’auto se ne potrebbero aggiungere altre per il venir meno della produzione Ucraina di componenti fondamentali per l’assemblaggio degli autoveicoli (cavi ed altro).

A cura di: Fernando Mancini

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