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Auto: forte calo delle immatricolazioni nel 2021

Nel 2021 le vendite di nuove auto sono ammontate a poco più di 1,45 milioni di unità, in crescita di appena il 5,5 per cento sull’anno precedente nonostante gli incentivi statali. Il risultato delle immatricolazioni di dicembre, crollate del 27,5 per cento, allunga le ombre sul mercato nel 2022.

Pubblicato il 04/02/2022
esposizione di automobili in vendita
Andamento delle immatricolazioni di nuove auto

Il mercato automobilistico italiano archivia il 2021 con un bilancio pesante, nonostante il rimbalzo fisiologico che ci si attendeva dopo il ‘disastro’ provocato dalla pandemia nel 2020 e agli incentivi che il Governo ha introdotto (soprattutto nella prima parte dell’anno) per aiutare il settore a ripartire.

Eppure, i numeri finali resi noti dal ministero dei Trasporti sono crudi: confermano che le difficoltà del settore non sono finite e, anzi, le sue prospettive sono tutt’altro che rosee. In dicembre le immatricolazioni di nuove auto nel Paese sono state appena 86.679, in calo del 27,5% rispetto alle 119.620 registraste nel corrispondente periodo del 2020. Nei dodici mesi le vendite sono complessivamente ammontate a poco più di 1,45 milioni di unità, in modesta crescita (+5,5%) rispetto all’anno precedente. Restano dunque piuttosto lontani i livelli registrati prima del Covid-19: le immatricolazioni, rispetto agli 1,9 milioni di auto vendute del 2019, sono infatti in ritardo del 23,68%.

Verso un ulteriore invecchiamento del parco circolante

Il dato, sottolineano in Promoter, ha pesanti ripercussioni sulla sicurezza della circolazione stradale, in termini d’inquinamento e per l’economia dell’intero Paese. È un livello, secondo gli esperti, molto lontano dal minimo necessario per assicurare la regolare sostituzione del parco circolante (oggi intorno ai 40 milioni di autovetture).

Anche se la dinamica delle vendite di auto negli altri Paesi europei non si discosta molto da quella italiana, nello stivale la conseguenza di questa gelata ha un effetto negativo amplificato: cioè un ulteriore invecchiamento del parco circolante, già tra i più vecchi del continente.

La situazione non spinge all’ottimismo anche perché, come lamenta l’UNRAE, nella Legge di Bilancio è stato ignorato il capitolo incentivi per le autovetture e per i veicoli commerciali leggeri. Una decisione che ha deluso le aspettative del mercato, soprattutto perché alimentate dagli impegni pubblici assunti, più volte, da politici autorevoli a livello istituzionale.

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Nel 2022 attese vendite di 1,5 milioni di auto

Le immatricolazioni di nuove auto attese per il 2022 dovrebbero rimanere in linea con lo scorso anno, in assenza di interventi immediati ed efficaci. Il Centro Studi Promotor stima le vendite di quest’anno in 1,5 milioni di unità. Se così fosse, nel triennio 2020-2022 verrebbero registrate in Italia poco più di 4,3 milioni di vetture, mentre secondo gli esperti ne occorrerebbero almeno sei milioni per evitare un ulteriore decadimento del nostro vetusto parco auto.

A condizionare in negativo il mercato contribuiranno quest’anno il protrarsi della pandemia, la ripresa economica a macchie di leopardo (molti settori e molte persone ancora in difficoltà), la crisi del microchip (con le strozzature negli approvvigionamenti), il disorientamento degli acquirenti in vista di una transizione ecologica che si annuncia ma che non decolla, il turbamento dei concessionari per la decisione di molti case produttrici di voler superare il tradizionale sistema di distribuzione (basato sulle concessionarie) per forme più dirette.

Le misure attese dalla politica

Per voltare pagina, afferma Gian Primo Quagliano, presidente di Promotor, è assolutamente necessario che venga varato, come si è fatto in altri Paesi, un progetto organico di transizione all’elettrico articolato in un piano triennale di incentivi per l’acquisto con rottamazione di vetture euro 6d con emissioni di CO2 contenute e per l’acquisto, con o senza rottamazione, di vetture elettriche.

Questa misura, che non dovrebbe essere ‘stop and go’ ma strutturale, dovrebbe prevedere – tra le altre cose - uno stanziamento di almeno tre miliardi nel triennio, dovrebbe essere immediatamente affiancata da agevolazioni per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, da una corretta informazione a valle, dall’indicazione delle fonti di finanziamento per la transizione all’elettrico. Se non debitamente sostenuta, anche in questo modo, secondo Quagliano, la transizione all’elettrico rischia di diventare una pia illusione, con tutto quello che ne consegue a livello di occupazione e in termini economici.

A cura di: Fernando Mancini

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