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Prestiti tra amici e parenti: cosa prevede la legge

Pubblicato il 18/02/2018

Qualche tempo fa avevamo evidenziato un fenomeno legato ai prestiti tra amici e familiari. Nella news "Prestiti in famiglia: 800 milioni di euro al mese dati ad amici e parenti", abbiamo riportato i dati raccolti da una ricerca Doxa, commissionata da Circle Pay, un’applicazione per i pagamenti online. Stando all’analisi, in Italia, ogni mese, si prestano 800 milioni di euro ad amici e parenti, tra veri e propri finanziamenti e pochi spiccioli.

Prestiti tra parenti ed amici: cosa dice la legge

Torniamo oggi sull’argomento perché prestare soldi in maniera informale è più frequente di quanto si pensi. Non sarebbe un problema, se non scaturissero altrettanto frequentemente diatribe sulla restituzione dei soldi che spettano al creditore. Spesso infatti, quando i rapporti tra le parti sono stretti, non ci si preoccupa di formalizzare in qualche modo il transito di denaro, temendo che un documento scritto possa essere interpretato come una mancanza di fiducia.

Che succede in assenza di un contratto scritto? La risposta è abbastanza ovvia: è difficile dimostrare non solo il passaggio di denaro, ma anche l’impegno a restituirlo. In altri termini, saremo di fronte alla parola del creditore contro quella del debitore. In assenza di prove scritte che stabiliscano in modo incontrovertibile la natura del contratto, vale dunque la pena chiedersi se i soldi dati a un amico costutuiscano un prestito o un regalo. 

La questione è stata decisa dalla Cassazione con la sent. n. 180/18 dell’8.01.2018. In sintesi, la Corte ha stabilito che non basta la semplice consegna del denaro per dimostrare l’esistenza di un contratto di mutuo: "l’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro".

Il che, in altri termini, sembrerebbe indicare implicitamente la necessità di una prova scritta. La legge esclude la prova testimoniale, poiché il Codice Civile vieta di utilizzare testimoni per tutti i contratti di importo superiore a 2,58 euro.

Come tutelarsi in caso di prestito tra amici e parenti

E’ sempre opportuno prestare soldi ad un’altra persona con il patto di ottenerne la restituzione: è un vero e proprio contratto, considerato a titolo gratuito se il beneficiario è tenuto a restituire solo il capitale avuto in prestito (viene invece definito a titolo oneroso se il beneficiario deve anche versare gli interessi). 

La consegna del denaro può avvenire in contanti per importi inferiori a 3 mila euro, mentre deve essere effettuata con assegni o bonifico per somme superiori, in ottemperanza alle recenti disposizioni sulla tracciabilità dei pagamenti.

E’ obbligatorio un contratto scritto solo se le parti fissano una misura di interesse superiore a quella legale. Fuori da questi casi eccezionali, dunque, il contratto di mutuo può formalizzarsi anche con un accordo verbale. Il problema è che, in ogni caso, il prestito tra amici e parenti finisce per essere un’arma a doppio taglio: è sempre difficile gestire la mancata restituzione del denaro in assenza di un contratto scritto. E se invece ci orientassimo verso una soluzione più formale, ma anche più sicura?

Il social lending: un’alternativa sicura e conveniente

In questo senso è utile dare un’occhiata alle piattaforme di social lending: ne abbiamo parlato ad esempio nell’articolo "Social lending: i tassi più convenienti". Le piattaforme di social lending permettono a privati (P2P lending) o a imprese (P2B lending) di richiedere finanziamenti in forma di prestiti direttamente ai potenziali prestatori, che possono essere investitori privati, imprese o investitori istituzionali, che si affidano alle piattaforme per ottimizzare l’allocazione dei fondi e minimizzare il rischio.

Anche nel network di PrestitiOnline.it sono presenti alcune realtà che operano nel social lending. Ad esempio segnaliamo Pitagora, attiva dal 1995 con una rete specializzata, oggi formata da 63 filiali distribuite sull’intero territorio nazionale.

A cura di: Alessia De Falco

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