⏰ In 30 secondi:
- Ecobonus al 65% allo studio per interventi energetici prima casa;
- Il Governo ha tempo fino a fine settembre per informare Bruxelles;
- Chi è escluso dai requisiti può valutare un prestito ristrutturazione.
Il Governo sta valutando la possibilità di innalzare nuovamente l’aliquota fiscale dal 50% al 65%, ma solo per interventi a carattere energetico che riguardano infissi, cappotti termici, solare termico. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’agevolazione per la prima casa.
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Il Bonus Casa torna a essere nuovamente un tema “caldo” sul tavolo del Governo, che sta studiando la possibilità di aumentare di nuovo l’agevolazione dedicata alle prime case per dare nuovo slancio a un comparto economico importante come l’edilizia e, allo stesso tempo, rispondere alle nuove indicazioni provenienti da Bruxelles.
L'attuale scenario delle agevolazioni edilizie, rivisto dal Governo dopo la fase dei bonus post-Covid, prevede detrazioni fiscali fisse pari al 50% per le abitazioni principali e al 36% per le seconde o terze case.
Questo schema uniforme si applica indistintamente a tutti i bonus per la casa: dalle ristrutturazioni al sisma-bonus fino all'Ecobonus, senza premiare tuttavia gli interventi che determinano un reale incremento dell'efficienza energetica degli immobili.
Questo inquadramento potrebbe però cambiare con le nuove direttive dell'Unione Europea, che puntano a dare maggior valore e riconoscimento agli interventi effettivi di transizione energetica.
Da qui l’ipotesi, al momento allo studio da parte dell’Esecutivo, di ritornare a un Ecobonus potenziato al 65% per le prime case, lasciando sempre al 36% quello relativo alle seconde case. Al momento la misura coinvolgerebbe direttamente interventi mirati su edifici riguardanti:
Le stime elaborate dall’ENEA evidenziano che l'Ecobonus movimenta annualmente circa 3,6 miliardi di euro. La parte maggiore degli investimenti riguarda la sostituzione degli infissi (2 miliardi di euro), seguita dai cappotti termici e coibentazione (600 milioni di euro), dalle pompe di calore e coibentazioni (371 milioni di euro) e dalle schermature solari (300 milioni di euro).
Con il ritorno dell'aliquota agevolativa al 65% per le prime case, la differenza rispetto all'attuale soglia del 50% comporterebbe un impegno finanziario aggiuntivo stimato in circa mezzo miliardo di euro sulle rateizzazioni decennali.
Il prossimo passo spetta ora al Governo, che ha tempo fino alla fine di settembre per comunicare a Bruxelles il primo elenco delle misure di sicurezza energetica, corredato dalle stime dei costi di bilancio e dalle prove di efficacia economica. La deroga europea, va ricordato, consente di utilizzare fino allo 0,3% del PIL all'anno (escludendo però ogni riduzione sulle accise dei combustibili fossili).
I contribuenti che non rientreranno nei parametri reddituali per accedere alla detrazione al 65% potranno eventualmente valutare il ricorso a un prestito ristrutturazione. Questo strumento permette di dilazionare nel tempo il costo degli interventi di miglioramento energetico, offrendo liquidità immediata per lavori come la posa di infissi o cappotti termici anche in assenza di sconti diretti in fattura e di agevolazioni fiscali dedicate.
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