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Cessione del quinto: che fare se fallisce l’azienda o perdo il lavoro

Pubblicato il 09/05/2017

I prestiti con cessione del quinto sono uno dei temi caldi degli ultimi mesi, con un notevole aumento delle richieste.

Il tema è stato approfondito di recente, evidenziando come il comparto segua un trend più che positivo (vedi la news "Cessione del quinto: è boom tra le famiglie italiane").

In parallelo sappiamo che la normativa è stata recentemente aggiornata: lo scorso gennaio l’Inps ha regolamentato attraverso uno schema di convenzione l’estinzione del quinto e anche il prelievo mensile legato agli oneri di rimborso della rata della cessione del quinto ai pensionati.

Trovate a questo proposito alcuni approfondimenti nell’articolo "Cessione del quinto: in arrivo le nuove regole".

Ora torniamo sull’argomento per darvi alcuni consigli utili, volti ad orientarvi al meglio nella scelta.

Come più volte spiegato, i dipendenti a tempo indeterminato e i pensionati possono richiedere questa tipologia di finanziamenti, in cui la rata mensile viene trattenuta direttamente dalla retribuzione, ad opera dell’azienda o dell’ente pensionistico. 

A garanzia del finanziamento, viene posta la busta paga o il cedolino della pensione. Non ci dilunghiamo sulla procedura, invitandovi a consultare la nostra guida dedicata e l’articolo scritto a questo proposito, La cessione del quinto e le sue regole.

Vogliamo invece focalizzare l’attenzione su alcuni possibili dubbi che il consumatore può porsi, dinanzi alla richiesta di finanziamento.

Il prestito è rivolto solo a lavoratori a tempo indeterminato e pensionati. 

Alcune banche fanno però eccezione e lo concedono anche a lavoratori con un contratto a tempo determinato, purchè la durata del prestito non superi quella del contratto.

Una domanda che spesso i richiedenti fanno è: che succede se la mia azienda fallisce?

Esiste una copertura assicurativa obbligatoria, da sottoscrivere in caso di cessione del quinto.

Nel caso dei dipendenti, serve a coprire il rischio impiego, mentre nel caso dei pensionati viene stipulata per tutelare i familiari dal dover rimborsare di tasca propria il debito in caso di decesso del contraente. 

Come dicevamo, in caso di fallimento dell’azienda il debito residuo viene coperto attingendo al Tfr maturato dal lavoratore. Se l’importo non fosse sufficiente, deve intervenire la compagnia assicurativa.

In questo caso il datore di lavoro riceverà una segnalazione presso le Centrali Rischi come cattivo pagatore: per effetto di questa procedura, sarà più difficile l’accesso al credito in futuro.

Prestate attenzione alla tipologia di polizza rischio impiego stipulata dall’azienda: solitamente è presente una clausola di rivalsa, il che significa che la compagnia assicurativa, una volta che il lavoratore ha trovato un nuovo impiego, può chiedere il rimborso della somma anticipata.

Diverso è il caso in cui si perde il lavoro per giusta causa: la compagnia assicurativa può non rimborsare il credito, facendolo cadere in sofferenza. Significa che il lavoratore disoccupato verrà segnalato alla Centrale Rischi per insolvenza. In caso contrario, la Compagnia coprirà il debito, a seconda delle condizioni contrattuali, per poi rivalersi e ottenere il rimborso di quanto anticipato.

Premettiamo tuttavia che si tratta di casi estremi, ma, per scegliere al meglio, è sempre bene essere a conoscenza di qualsiasi eventualità.

Se siete interessati al calcolo del finanziamento con cessione del quinto, ricordate che è sempre possibile fare una simulazione personalizzata sul comparatore PrestitiOnline.it. Tra le finanziarie partner del network segnaliamo Pitagora, che ha come core business i prestiti con cessione del quinto.

A cura di: Alessia De Falco

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