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ABI: prestiti in crescita del 3,4%, ma più selezione sui finanziamenti

Le banche continuano a erogare credito, ma la selezione delle richieste si fa più attenta. Tra mutui, prestiti personali e credito al consumo, il vero indicatore da guardare non è il singolo tasso, ma il peso complessivo delle rate sul reddito disponibile.

Marco Pescarmona
A cura di Marco Pescarmona

Esperto di mercati e prodotti finanziari

cresce il credito a famiglie e imprese
Cresce il ricorso al credito, ma criteri di selezione più rigidi

⏰ In 30 secondi:

  • Credito in crescita, ma banche più selettive nelle richieste;
  • Conta il peso delle rate rispetto al reddito disponibile;
  • Confrontare le offerte online aiuta a risparmiare sulla rata.

Il credito a famiglie e imprese continua a crescere. Secondo l'ultimo Rapporto mensile dell'ABI, relativo ai dati di agosto 2026, l'ammontare complessivo dei finanziamenti erogati sale del 3,4% su base annua, in leggera accelerazione rispetto al 3,3% registrato il mese precedente.

Un dato positivo che va però letto insieme a un altro elemento altrettanto rilevante: il costo medio applicato sul totale dei prestiti sale al 4,19%, mentre i nuovi mutui casa arrivano al 3,56%.

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Una domanda di credito che non rallenta

Per le famiglie italiane si tratta ormai del ventesimo mese consecutivo di incremento dei finanziamenti; per le imprese, del quattordicesimo incremento. Numeri che raccontano una domanda di credito tutt'altro che in affanno, nonostante un contesto economico che procede senza particolari slanci e un quadro geopolitico ancora incerto.

Il vice direttore generale vicario dell'ABI, Gianfranco Torriero, ha sottolineato come circa tre quarti dei mutui già sottoscritti dagli italiani siano oggi a tasso fisso: una protezione naturale che riduce l'impatto di eventuali nuovi rialzi su chi ha già un contratto in corso.

Il tema si sposta quindi soprattutto su chi deve ancora accendere un finanziamento, o su chi si trova a dover rinegoziare condizioni firmate anni fa.

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Una selezione più rigida da parte delle banche

Il rischio concreto, in questa fase, non è tanto di una stretta da parte degli istituti, quanto una valutazione più severa delle richieste: anticipi più consistenti, rate meno flessibili e un'attenzione crescente alla stabilità del reddito di chi chiede il finanziamento.

Una dinamica che riguarda sia i mutui sia i prestiti personali e il credito al consumo, dove il margine di trattativa con la propria banca rimane più limitato rispetto al passato.

Il vero indicatore da guardare: il peso delle rate

Dopo mesi di rincari sui prezzi dell'energia, alimentari, affitti e utenze, molte famiglie dispongono di meno risparmio per fronteggiare spese non programmate. Se il ricorso al credito serve a finanziare beni durevoli o esigenze abitative, il fenomeno resta fisiologico; se invece compensa redditi che non tengono il passo dei prezzi, la fragilità aumenta.

Un finanziamento singolo può apparire sostenibile se osservato isolatamente, ma il quadro cambia quando quella rata si somma a un mutuo, a un prestito auto e alle spese ricorrenti della famiglia. Non è dunque il singolo tasso pubblicizzato a fare la differenza, ma il rapporto tra l'impegno rateale complessivo e il reddito effettivamente disponibile.

Prima di decidere, conviene sempre guardare al costo totale del prestito nel tempo e all’impegno economico mensile, calcolando la rata del prestito e, soprattutto, evitare di fermarsi al primo interlocutore: confrontare più proposte, comprese quelle online, resta oggi uno degli strumenti più concreti per limitare l'impatto dei tassi in risalita.

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Il confronto online delle offerte per limitare il rincaro

È proprio in questo scenario di tassi in salita che il confronto tra le proposte disponibili sul mercato diventa una leva decisiva. I comparatori online permettono infatti di mettere a confronto in pochi minuti decine di soluzioni di prestiti personali e cessioni del quinto offerte da banche e finanziarie diverse, spesso con condizioni più vantaggiose rispetto a quelle proposte allo sportello della propria banca di fiducia.

Il motivo è semplice: i canali digitali hanno strutture di costo più snelle e possono permettersi di applicare TAEG più contenuti pur mantenendo margini adeguati, riuscendo così a compensare, almeno in parte, l'effetto dei rialzi generali dei tassi.

In un momento in cui il costo medio del credito si muove verso l'alto, scegliere di confrontare più preventivi anziché accontentarsi della prima proposta ricevuta può tradursi in un risparmio reale sulla rata mensile e sul costo complessivo del finanziamento. Vale per chi ha bisogno di liquidità, ma anche per chi valuta un consolidamento di debiti già in corso o l'acquisto di un bene a rate.

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Imprese e qualità del credito

Anche sul fronte delle imprese la domanda di finanziamenti resta alta, complice la necessità di sostenere capitale circolante, scorte, investimenti e costi energetici. Un segnale incoraggiante arriva dalla qualità del credito erogato: i crediti deteriorati netti si fermano a 28 miliardi di euro a luglio, in calo rispetto ai 28,6 miliardi di marzo e lontanissimi dagli oltre 196 miliardi registrati al picco del 2015.

Nel frattempo, anche la raccolta bancaria complessiva cresce, con un aumento del 2,3% su base annua che porta il totale oltre 2.152 miliardi di euro, trainato soprattutto dalle obbligazioni.

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