Per riassumere
- L'80% delle pensioni viene erogato entro 30 giorni grazie all'automazione;
- Il 20% delle pratiche richiede lavorazione manuale con attese di oltre 6 mesi;
- Cessione del quinto: tassi soglia definiti, non richiesto storico pensionistico.
Sebbene l'80% delle pensioni venga erogato entro 30 giorni, alcune pratiche relative alle nuove posizioni restano indietro allungando sensibilmente i tempi. L'attesa può in alcuni casi superare i 6 mesi. Vediamo da vicino le ragioni di questi ritardi.
Secondo i dati ufficiali dell'INPS, in Italia si contano oggi oltre 16 milioni di pensionati. Oltre l'80% delle nuove pensioni riceve l'assegno pensionistico entro 30 giorni.
Una buona notizia dovuta al fatto che negli ultimi anni l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha investito considerevolmente nelle infrastrutture tecnologiche, che hanno quindi automatizzato buona parte delle procedure e snellito tutto l'iter di gestione delle pratiche.
Tuttavia, una parte, circa il 20% resta ancora escluso da questo meccanismo, in quanto non tutte le pratiche possono essere lavorate dai sistemi automatizzati, bensì singolarmente dagli addetti, allungando i tempi di erogazione che possono superare anche i 6 mesi di attesa.
Se pensiamo che ogni anno l'INPS apre circa 800.000 nuove posizioni pensionistiche, significa che ogni anno circa 170.000 pensionati dovranno attendere prima di vedersi accreditare l'assegno mensile. Un problema non da poco che costringe i pensionati in una situazione di difficoltà oggettiva.
Non si tratta solo di una questione tecnica. A catalizzare queste problematiche sono soprattutto quelle pratiche che riguardano diverse gestioni previdenziali di categoria, relative in modo particolare alle gestioni che negli anni sono confluite nell'INPS, come quella dei giornalisti (INPGI), dei lavoratori dello spettacolo (ENPALS) o quelle dei dipendenti pubblici (INPDAP), per cui occorro tempi lunghi per poter incassare il trattamento di fine rapporto.
A complicare ulteriormente le cose il meccanismo che prevede la liquidazione di una pensione "provvisoria" seguita poi da quella definitiva: le cosiddette pensioni in cumulo, che vengono si erogate dall'INPS, ma che per buona parte sono a carico delle singole casse professionali private. In questo caso specifico, infatti, occorrono più di 6 mesi per vedere il primo assegno.
Farsi seguire nella presentazione della richiesta per l'assegno pensionistico è essenziale per non commettere errori tecnici che potrebbero ulteriormente allungare i tempi o ritardare il processo di approvazione. La soluzione del Patronato può quindi essere la strada giusta da percorrere per poter ottenere il primo assegno in tempi ragionevoli.
Non appena la pensione verrà erogata, è possibile per un pensionato richiedere da subito la cessione del quinto, confrontando ad esempio le migliori cessioni del quinto per pensionati su PrestitiOnline.it - così da ottenere rapidamente la liquidità necessaria per progetti personali rimasti bloccati per eventuali ritardi. In altre parole, non occorre avere uno storico della pensione affinché la richiesta di finanziamento venga accolta.
Di recente, inoltre, l'INPS ha aggiornato le soglie sulla cessione del quinto per il primo trimestre 2026, chiarendo quali sono i tassi convenzionali applicabili a questa tipologia di finanziamento, differenziati in base all'importo richiesto e all'età del richiedente al termine del piano di ammortamento:
Per riassumere
Settembre è anche il mese in cui si riflettono sul cedolino i rimborsi derivanti dalla dichiarazione dei redditi 730. I pensionati che hanno presentato il 730 possono verificare se hanno diritto a rimborsi fiscali. Questi rimborsi possono essere accreditati direttamente sul cedolino di pensione, riducendo l'importo delle trattenute fiscali. In caso di conguagli, è possibile che l'importo della pensione subisca variazioni, sia in aumento che in diminuzione, in base ai calcoli effettuati dall'INPS.
Le pensioni di maggio 2026 arrivano con date diverse tra Poste e banche. Attenzione ai conguagli fiscali nel cedolino, che possono modificare l’importo netto. In questo scenario, la cessione del quinto si conferma la soluzione più vantaggiosa per i pensionati.
Il profilo dei lavoratori privati che si rivolgono alla cessione del quinto è interessante: l'età media si attesta a 42 anni. Questa fascia di età riflette una situazione lavorativa generalmente stabile, un requisito fondamentale per accedere a questo tipo di prestito. Infatti, la cessione del quinto richiede non solo una posizione lavorativa solida, ma anche che l'azienda garantisca il rimborso delle rate per conto del debitore.
Molti pensionati cercano un finanziamento con rata prevedibile, senza il rischio di dimenticare scadenze o di vedersi cambiare l’importo mese per mese. Per capire se la cessione del quinto per pensionati sia adatta, conta più la quota cedibile certificata che il semplice limite del 20%.
La legge 180/50 regola la cessione del quinto, una forma di finanziamento sicura per lavoratori e pensionati. Scopri in questa guida aggiornata al 2025 tutto ciò che devi sapere: requisiti, vantaggi, tutele e le ultime novità normative per un accesso al credito semplice e trasparente.
La cessione del quinto è un prestito che non può eccedere il quinto della retribuzione netta. Nasce per i dipendenti statali nel 1950 per essere poi esteso ai dipendenti privati e ai pensionati nel 2005.
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