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Pensioni 2027: quanto pesano taglio Irpef e rivalutazione sugli assegni?

Per una parte dei pensionati del ceto medio, il taglio dell’Irpef potrebbe non compensare gli effetti della revisione della rivalutazione degli assegni. Il confronto tra Governo e sindacati resta aperto, mentre l’andamento dell’inflazione potrebbe incidere ulteriormente sul bilancio complessivo delle misure.

Paola Campanelli
A cura di Paola Campanelli

Esperta di prodotti finanziari, mercati energetici e telefonia

misure manovra 2027 sulle pensioni
Manovra e pensioni: rivalutazione ridotta e taglio Irpef

⏰ In 30 secondi:

  • Il taglio Irpef riguarda i redditi sopra i 50.000 euro annui;
  • Sopra i 33.000 euro la rivalutazione delle pensioni sarà più contenuta;
  • Per il 35% dei pensionati lo sconto Irpef potrebbe non compensare la stretta.

La manovra per il 2027 interviene sui redditi del ceto medio con due misure che, nel caso dei pensionati, producono effetti differenti: da un lato è previsto un alleggerimento del prelievo fiscale, dall’altro la revisione del meccanismo di rivalutazione riduce l’adeguamento degli assegni più elevati all’aumento dei prezzi.

Secondo le stime, per circa un pensionato su tre tra quelli interessarti dallo sconto fiscale, il beneficio potrebbe essere in parte compensato dal minore adeguamento dell’assegno. Un equilibrio che ha alimentato il confronto tra Governo e sindacati.

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Pensioni 2027: come cambiano Irpef e rivalutazione degli assegni

Sulla carta, il taglio dell’Irpef e la nuova rivalutazione sono due interventi separati, uno fiscale e uno previdenziale. Per chi percepisce una pensione, però, entrambi incidono sul reddito disponibile e concorrono a determinare l’importo effettivo dell’assegno.

Le due misure, tuttavia, non coinvolgono le stesse persone e seguono criteri differenti, perché si applicano a soglie di reddito diverse e utilizzano meccanismi di calcolo distinti.

Vediamole una alla volta:

  • il taglio dell’Irpef vale solo per chi ha un reddito superiore a 50.000 euro l’anno. L’aliquota del 33%, che finora si fermava a 50.000 euro, viene estesa fino a 55.000 mila, con un risparmio massimo di 500 euro l’anno. Ne beneficiano 3,3 milioni di contribuenti, di cui circa 1,15 milioni sono pensionati. La misura è finanziata in parte con un contributo più alto chiesto a banche e assicurazioni;
  • la rivalutazione ridotta riguarda invece tutte le pensioni che superano quattro volte il trattamento minimo, cioè poco meno di 33 mila euro lordi l’anno. Per questi assegni l’aumento legato all’inflazione sarà più basso, e la riduzione si calcola sull’intera pensione, come era già successo nel 2023 e nel 2024.

Le conseguenze variano quindi in base all'importo dell'assegno. Chi percepisce una pensione compresa tra 33.000 e 50.000 euro non beneficia dello sconto Irpef, ma è interessato dalla rivalutazione più contenuta.

Per chi supera i 50.000 euro, invece, il beneficio fiscale si accompagna a un minore adeguamento all'inflazione. Secondo le stime, per circa il 35% dei pensionati che beneficiano della riduzione Irpef, il risparmio sulle imposte potrebbe non compensare interamente gli effetti della rivalutazione.

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Pensioni 2027: quanto cambia il reddito netto in base all'importo

Le simulazioni pubblicate dal Sole 24 Ore mostrano che gli effetti delle due misure variano in base all'importo della pensione. Il beneficio legato al taglio dell'Irpef aumenta fino a 55.000 euro di reddito annuo, per poi stabilizzarsi, mentre l'impatto della rivalutazione ridotta continua a incidere:

  • con una pensione di 50.000 euro lordi annui, circa 3.846 euro al mese, il saldo complessivo è negativo per quasi 800 euro netti l'anno;
  • a 53.000 euro, quando il risparmio Irpef raggiunge il suo importo massimo, lo scostamento scende a circa 345 euro;
  • a 55.000 euro, dove lo sconto Irpef tocca il tetto, il rosso si riduce a circa 345 euro;
  • superata questa soglia, la differenza torna ad aumentare e intorno ai 78.000 euro si avvicina nuovamente agli 800 euro.

Nella fascia tra 50.000 e 60.000 euro, il beneficio fiscale arriva, nel caso più favorevole, a compensare oltre la metà degli effetti della rivalutazione ridotta. Per le pensioni superiori a 82.000 euro, invece, la compensazione scende sotto un terzo.

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Come l'inflazione incide sulla rivalutazione degli assegni della pensione?

Molto, però, dipenderà da come si muoveranno i prezzi nei prossimi mesi. Dalla revisione del meccanismo il Governo conta di risparmiare circa 2,6 miliardi di euro nel triennio, una cifra simile a quella messa da parte per la flessibilità in uscita, ma la stima si fonda su un’inflazione del 2,8%, mentre in autunno la media mensile è salita al 3,14% e il dato acquisito a ottobre ha raggiunto il 3,4%.

Un'inflazione superiore alle attese comporterebbe un risparmio maggiore per lo Stato, ma anche un adeguamento meno completo degli assegni rispetto all'aumento del costo della vita.

Su questo scenario si è concentrata anche la Uil Pensionati, che ha elaborato nuove simulazioni ipotizzando un'inflazione al 3%: gli effetti sul reddito annuo sarebbero pari a circa 144 euro per un assegno di 2.500 euro lordi mensili e supererebbero i 1.300 euro per una pensione da 6.200 euro.

Pensioni: il confronto tra sindacati e governo

La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, dopo l’incontro con il vicepremier Antonio Tajani, ha espresso la necessità di tutelare maggiormente i pensionati del ceto medio nelle scelte di bilancio, pur riconoscendo gli aspetti positivi di misure come l’estensione dell’aliquota al 33% e la detassazione dei premi di risultato. Tajani ha assicurato che le eventuali modifiche saranno valutate nel corso dell’esame parlamentare, tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica.

Anche la Uil Pensionati, con Carmelo Barbagallo, ha indicato una possibile alternativa, proponendo di intervenire sul sistema tributario anziché sugli assegni previdenziali. Una posizione condivisa dallo Spi Cgil, che ha espresso contrarietà all'utilizzo delle pensioni come risorsa per finanziare gli interventi della manovra.

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Pensionati: come gestire le spese con la cessione del quinto?

In attesa delle decisioni del Parlamento, per molti pensionati con assegni medio-alti il potere d’acquisto potrebbe crescere più lentamente del previsto. Per questo motivo, diventa importante programmare con attenzione le spese più rilevanti, come lavori in casa, cure o un sostegno economico ai figli.

Per chi valuta un finanziamento, la cessione del quinto della pensione offre una rata fissa, trattenuta direttamente sull’assegno e mai superiore a un quinto dell’importo netto, con una durata massima di dieci anni, caratteristiche che permettono di conoscere fin dall’inizio l’impegno mensile.

Il costo complessivo, però, può variare in modo sensibile da una banca all’altra, e per questo è utile confrontare il TAEG delle diverse proposte: su PrestitiOnline.it è possibile farlo in pochi minuti e individuare l’offerta di prestito personale o cessione del quinto più adatta alle proprie esigenze.

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