⏰ In 30 secondi:
- Il taglio Irpef riguarda i redditi sopra i 50.000 euro annui;
- Sopra i 33.000 euro la rivalutazione delle pensioni sarà più contenuta;
- Per il 35% dei pensionati lo sconto Irpef potrebbe non compensare la stretta.
Per una parte dei pensionati del ceto medio, il taglio dell’Irpef potrebbe non compensare gli effetti della revisione della rivalutazione degli assegni. Il confronto tra Governo e sindacati resta aperto, mentre l’andamento dell’inflazione potrebbe incidere ulteriormente sul bilancio complessivo delle misure.
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La manovra per il 2027 interviene sui redditi del ceto medio con due misure che, nel caso dei pensionati, producono effetti differenti: da un lato è previsto un alleggerimento del prelievo fiscale, dall’altro la revisione del meccanismo di rivalutazione riduce l’adeguamento degli assegni più elevati all’aumento dei prezzi.
Secondo le stime, per circa un pensionato su tre tra quelli interessarti dallo sconto fiscale, il beneficio potrebbe essere in parte compensato dal minore adeguamento dell’assegno. Un equilibrio che ha alimentato il confronto tra Governo e sindacati.
Sulla carta, il taglio dell’Irpef e la nuova rivalutazione sono due interventi separati, uno fiscale e uno previdenziale. Per chi percepisce una pensione, però, entrambi incidono sul reddito disponibile e concorrono a determinare l’importo effettivo dell’assegno.
Le due misure, tuttavia, non coinvolgono le stesse persone e seguono criteri differenti, perché si applicano a soglie di reddito diverse e utilizzano meccanismi di calcolo distinti.
Vediamole una alla volta:
Le conseguenze variano quindi in base all'importo dell'assegno. Chi percepisce una pensione compresa tra 33.000 e 50.000 euro non beneficia dello sconto Irpef, ma è interessato dalla rivalutazione più contenuta.
Per chi supera i 50.000 euro, invece, il beneficio fiscale si accompagna a un minore adeguamento all'inflazione. Secondo le stime, per circa il 35% dei pensionati che beneficiano della riduzione Irpef, il risparmio sulle imposte potrebbe non compensare interamente gli effetti della rivalutazione.
Le simulazioni pubblicate dal Sole 24 Ore mostrano che gli effetti delle due misure variano in base all'importo della pensione. Il beneficio legato al taglio dell'Irpef aumenta fino a 55.000 euro di reddito annuo, per poi stabilizzarsi, mentre l'impatto della rivalutazione ridotta continua a incidere:
Nella fascia tra 50.000 e 60.000 euro, il beneficio fiscale arriva, nel caso più favorevole, a compensare oltre la metà degli effetti della rivalutazione ridotta. Per le pensioni superiori a 82.000 euro, invece, la compensazione scende sotto un terzo.
Molto, però, dipenderà da come si muoveranno i prezzi nei prossimi mesi. Dalla revisione del meccanismo il Governo conta di risparmiare circa 2,6 miliardi di euro nel triennio, una cifra simile a quella messa da parte per la flessibilità in uscita, ma la stima si fonda su un’inflazione del 2,8%, mentre in autunno la media mensile è salita al 3,14% e il dato acquisito a ottobre ha raggiunto il 3,4%.
Un'inflazione superiore alle attese comporterebbe un risparmio maggiore per lo Stato, ma anche un adeguamento meno completo degli assegni rispetto all'aumento del costo della vita.
Su questo scenario si è concentrata anche la Uil Pensionati, che ha elaborato nuove simulazioni ipotizzando un'inflazione al 3%: gli effetti sul reddito annuo sarebbero pari a circa 144 euro per un assegno di 2.500 euro lordi mensili e supererebbero i 1.300 euro per una pensione da 6.200 euro.
La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, dopo l’incontro con il vicepremier Antonio Tajani, ha espresso la necessità di tutelare maggiormente i pensionati del ceto medio nelle scelte di bilancio, pur riconoscendo gli aspetti positivi di misure come l’estensione dell’aliquota al 33% e la detassazione dei premi di risultato. Tajani ha assicurato che le eventuali modifiche saranno valutate nel corso dell’esame parlamentare, tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica.
Anche la Uil Pensionati, con Carmelo Barbagallo, ha indicato una possibile alternativa, proponendo di intervenire sul sistema tributario anziché sugli assegni previdenziali. Una posizione condivisa dallo Spi Cgil, che ha espresso contrarietà all'utilizzo delle pensioni come risorsa per finanziare gli interventi della manovra.
In attesa delle decisioni del Parlamento, per molti pensionati con assegni medio-alti il potere d’acquisto potrebbe crescere più lentamente del previsto. Per questo motivo, diventa importante programmare con attenzione le spese più rilevanti, come lavori in casa, cure o un sostegno economico ai figli.
Per chi valuta un finanziamento, la cessione del quinto della pensione offre una rata fissa, trattenuta direttamente sull’assegno e mai superiore a un quinto dell’importo netto, con una durata massima di dieci anni, caratteristiche che permettono di conoscere fin dall’inizio l’impegno mensile.
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Gli assegni pensionistici si preparano al consueto adeguamento al costo della vita. Per il 2027 le stime indicano aumenti ancora da confermare: sugli importi effettivi peseranno il valore dell’inflazione, il prelievo fiscale e le decisioni sulle pensioni minime.
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