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Investire nei prestiti tra privati, una interessante opportunità

Pubblicato il 04/10/2019

In uno dei precedenti articoli abbiamo analizzato l’occasione offerta dalle piattaforme di prestiti tra privati, come Smartika, Prestiamoci o Younited Credit, tutte autorizzate da Banca D’Italia: tassi sui presiti personali molto competitivi e inferiori al canale tradizionale (banche o finanziarie) anche di 200 punti base (2%) se si ha una storia creditizia eccellente. Ma la digitalizzazione rappresenta un’opportunità non solo per chi ha bisogno di un finanziamento. I canali di social lending, infatti, rappresentano un’interessante occasione di investimento anche per chi vuole porsi sul mercato come prestatore. In poche parole ci si trasforma in banca, concedendo finanziamenti ad altre persone. I rendimenti? Al netto delle potenziali perdite possono arrivare anche al 6% o più. Chiunque può trasformarsi in banca. Basta essere maggiorenni, registrarsi su una di queste piattaforme e scegliere il profilo di finanziatore. Successivamente bisogna caricare i documenti richiesti, firmare il contratto e si è subito operativi. Una volta effettuato il bonifico è possibile scegliere i prestiti in cui si vuole investire, il tasso e la durata, creando così il proprio portafoglio.

La diversificazione

Alcune piattaforme propongono un portafoglio gestito già precostituito, con una diversificazione dell’1%. Questo vuol dire che un capitale di 10mila euro è diviso in 100 quote da 100 euro. Una ripartizione che consente di ridurre il potenziale rischio di insolvenza. Costruito il proprio portafoglio, già dal primo mese si cominciano a ricevere le rate del capitale investito comprensive degli interessi. E nel caso in cui si volesse rientrare dal prestito prima della naturale scadenza è sempre possibile. Per fare un esempio, Smartika offre la funzione “Rientro Rapido”, con cui è possibile vendere i propri finanziamenti (solo quelli regolari e non i prestiti incagliati) sulla piattaforma ad altri prestatori.

Il rischio insolvenza

La possibilità che un credito finisca in sofferenza va sempre presa in considerazione. Tutte le piattaforme, comunque, si occupano dell’attività di recupero crediti. A ulteriore tutela dei prestatori, poi, alcuni social lending hanno istituito dei fondi di garanzia, a copertura di eventuali insolvenze. Dal 2015, per esempio, Smartika ha istituito il fondo “Smartika Lender Protection”: è alimentato dalle commissioni applicate ai richiedenti e interviene in caso di insolvenza solo dopo che sono state attivate tutte le attività di recupero crediti e dopo un periodo di 21 mesi dal primo rimborso mancato. Solitamente, comunque, questi fondi non offrono una garanzia totale. Questo vuol dire che non ci sarà la capienza necessaria, il fondo non potrà restituire il 100% dell’insolvenza.

Tra costi e rendimenti

Gli interessi percepiti su queste piattaforme possono fare gola a molti investitori, soprattutto in un periodo di tassi a zero come quello attuale. Nell’ultima asta di settembre, i Bot a 12 mesi sono stati “battuti” con un tasso negativo, mentre i conti correnti continuano a offrire interessi attivi prossimi allo zero (fanno eccezione alcuni conti di deposito con l’opzione del vincolo). Insomma, trovare investimenti privi di rischio con rendimenti reali positivi non è facile. Ma le piattaforme di social lending potrebbero essere una valida alternativa: su Prestiamoci, i tassi al netto delle potenziali perdite oscillano da un minimo del 3,62% a un massimo del 6,60%; su Smartika il rendimento varia tra il 3,77% (Mercato Conservative) e il 5,3% (Mercato Dynamic). Tutti gli interessi percepiti saranno poi tassati con una ritenuta fiscale del 26 per cento. Per quanto riguarda i costi, le piattaforme chiedono mediamente una commissione dell’1% sui capitali prestati.

A cura di: Gabriele Petrucciani

Parole chiave

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