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Privacy sui dati finanziari: a che punto siamo negli Stati Uniti?

Pubblicato il 01/02/2019

Aggiornato il 15/05/2020

E’ proprio la categoria dei consumatori di servizi finanziari prima tra altre, a voler sapere tutto ciò che le società fanno con i propri dati sensibili. L'applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati in Europa (GDPR) pare non dia una totale serenità al consumatore. Le ultime notizie sulla privacy on line raccontano di una forte preoccupazione in tema di dati che potrebbero circolare senza il proprio consenso anche a livello internazionale.

Negli Stati Uniti si richiede da più parti una maggiore cura e soprattutto chiarezza nell'informazione agli utenti. Infatti, sono a rischio proprio quei dati che si possono facilmente ottenere mentre si visita un sito web e, soprattutto, quando si lascia la propria mail per ricevere più informazioni sulle iniziative di quel determinato sito. Oppure, incrociando tutti gli strumenti a disposizione, dai Social Media sino all’utilizzo delle pratiche più aggiornate, come per esempio la realtà virtuale. 

Una ricerca di SAP Hybris, ripresa in queste settimane dai siti francesi, su e-commerce e web marketing legati ai servizi finanziari on line, ha analizzato il modo in cui i consumatori europei s’interfacciano con i colossi statunitensi, rilevando come la mancanza di una regolamentazione internazionale crei poca trasparenza.

Nonostante UE e USA abbiano adottato l’accordo Privacy Shield, un ombrello per il trasferimento dei dati personali ritenuto molto protettivo dalla Commissione Europea, sia i consumatori europei che quelli americani non si sentono per nulla al sicuro. In particolare proprio gli americani sono già sul piede di guerra: circa l'80% tra i consumatori sono disposti a ignorare un marchio se utilizza i loro dati senza una specifica autorizzazione. Secondo lo studio SAP gli utenti Usa di Internet sono diventati – dopo il GDPR - molto più attenti ai dati che condividono sul Web.

In un simile contesto, i decisori politici e le potenti lobby che rappresentano i consumatori, si stanno preparando a mosse importanti e molti professionisti stanno lavorando sul vasto tema della protezione della privacy. Secondo questa indagine, il 71% dei consumatori americani condivide i propri dati personali, ma con grande preoccupazione per la privacy e la protezione dei dati stessi. Sulla gerarchia delle informazioni personali lo studio parla chiaro: il 52% degli intervistati non si oppone alla condivisione del proprio indirizzo e-mail, il 37% è disposto a condividere la cronologia degli acquisti e il 25% il proprio numero di cellulare. Infine - anche nel caso in cui questi dati siano tracciati in forma anonima - solo il 19% dichiara di essere disposto a condividere la propria posizione in tempo reale.

Sono le informazioni finanziarie quei dati che gli utenti di Internet vogliono proteggere il  più possibile. Solo il 3% tra gli intervistati è disposto a condividerli. Stessa percentuale per i numeri di previdenza sociale, mentre per l'accesso agli account dei social network si sale al 9%. Questa stessa percentuale - 3% che può arrivare sino al 5%  con determinate garanzie - è stata rilevata anche da “La Marque du Consommateur” che tutela proprio l’acquirente di servizi finanziari on line, in Francia. Il sito Zdnet.fr ha ripreso l’indagine di SAP Hybris per arrivare a delle conclusioni interessanti.

Europei e statunitensi sono concordi sul fatto che la condivisione dei dati può essere compiuta esclusivamente in cambio di vantaggi, come sconti o una migliore esperienza del cliente, anche in caso di mutui, prestiti o investimenti. Ma dagli Usa, proprio seguendo questa logica, i consumatori si aspettano per il 72% che i marchi proteggano i loro interessi, il 66% che i professionisti siano trasparenti nel modo in cui i dati sono utilizzati, più del 60% che le informazioni private siano protette in caso di indagini penali.

Pare che la maggior parte delle società non sia del tutto trasparente su come vengano utilizzati i dati dei clienti. SAP ha messo in evidenza i comportamenti che portano a non fidarsi più di un marchio. L'uso dei dati senza che il consumatore ne sia a conoscenza si colloca in testa con il 79%, seguito da un servizio clienti insensibile al 78%, da errori ripetitivi al 50% e infine da promozioni incoerenti al 29% (sia online che in agenzia, ufficio, o punto vendita).

Quasi il 70% degli intervistati ha dichiarato di volere negli Stati Uniti una legge simile al regolamento generale dell'Unione Europea sulla protezione dei dati. Di particolare interesse la disposizione del GDPR sul diritto di un individuo di chiedere alle aziende di cancellare i dati raccolti. Su questa scia hanno già preso provvedimenti legislativi la California e il Vermont.

PrestitiOnline.it, seguendo una politica di trasparenza e correttezza, nel rispetto della disciplina vigente e con particolare riferimento alle ultime disposizioni in materia di tutela dei dati, ha predisposto una apposita pagina informativa per fornire all'utente tutte le informazioni utili per capire le modalità di trattamento dei dati personali.

A cura di: Loredana Oliva

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