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Inps: no alle convenzioni per la cessione del quinto

24/04/2017

In arrivo importanti e significative novità per i prestiti con cessione del quinto, sia per quanto concerne l’erogazione, sia dal lato comunicazione.

Con la disposizione 1.446 del 31 marzo 2017 l’Inps ha stabilito il recesso dalle convenzioni stipulate con banche e finanziarie per la cessione del quinto.

La motivazione è che il Ministero, tramite il decreto 24.126 del 27 marzo 2017, ha aggiornato i tassi effettivi globali anti usura e, di conseguenza, occorre modificare le convenzioni in atto tra l’Istituto Previdenziale e le banche.

Pertanto dal primo aprile sono state sospese le procedure burocratiche di accreditamento: banche e finanziarie che erogano prestiti con cessione del quinto dovranno operare in regime diretto, in attesa di un nuovo schema di convenzione.

L’Inps ha però precisato che le procedure informatiche resteranno bloccate solo per il tempo necessario all’adeguamento alle nuove normative.
L’operatività di chi eroga prestiti non verrà in ogni caso compromessa: è una buona notizia per i consumatori, visto che questa tipologia di prestiti è tra le più richieste, come evidenziato nelll’approfondimento "Cessione del quinto: è boom tra le famiglie italiane!.

In molti scelgono questi finanziamenti perchè, ponendo a garanzia lo stipendio o la pensione, l’affidabilità del cliente è maggiore e i criteri di valutazione più flessibili.

Si tratta, come più volte abbiamo ricordato, di prestiti richiedibili da dipendenti pubblici e privati con contratto a tempo indeterminato. La rata mensile è trattenuta direttamente dallo stipendio mensile fino a 1/5 dell’importo totale della busta paga, cioè il 20% dello stipendio valutato al netto delle ritenute. I lavoratori dipendenti possono chiedere fino ai 2/5 dello stipendio grazie al prestito delega (il cosiddetto “doppio quinto”).  

Quella precedentemente citata è solo l'ultima novità in ordine di tempo: nella news "Cessione del quinto, in arrivo le nuove regole", abbiamo spiegato che l'Inps provvederà a detrarre mensilmente e in modo autonomo gli oneri dai flussi di versamento alla banca o finanziaria che ha operato il finanziamento con questa formula.

L’Istituto di Previdenza ha inoltre lanciato l’allarme sulle pubblicità online: spesso si cela un inganno o, quantomeno, un non corretto utilizzo del nome e del logo Inps sui siti web che pubblicizzano i finanziamenti dedicati a lavoratori o pensionati. 

Va detto che tra le società segnalate e l’Inps esiste realmente un accordo, ma nella pubblicità non è chiaro in che modo avviene la gestione e sembra che sia l’Istituto previdenziale ad erogare direttamente i prestiti.

Nella realtà dei fatti è la società finanziaria a concedere gli importi richiesti, mentre l’Istituto di Previdenza interviene solo nella fase relativa al rimborso, che generalmente avviene in trattenuta sullo stipendio.

E’ una prassi che avviene anche per l’Ape volontaria, ossia quella specifica tipologia di prestiti erogati per finanziare l'anticipo di pensione.

E’ bene allora fare un po’ di chiarezza su quali finanziamenti possono essere concessi dall’Istituto di Previdenza e quali sono le soluzioni alternative.

Precisiamo che non esistono prestiti Inps erogati direttamente ai dipendenti privati. Le categorie di persone che possono richiedere un finanziamento a tasso agevolato all’Istituto di Previdenza sono esclusivamente i dipendenti del settore pubblico e statale, i dipendenti di Poste Italiane e delle società collegate e i dipendenti della Magistratura, oltre ai pensionati di questi settori.

Ciò accade da quando è stato soppresso l’Inpdap, l'Istituto nazionale di Previdenza e Assistenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica, abolito secondo quanto previsto dal così detto Decreto Legge Salva Italia (n. 201, 6 dicembre 2011).

Tra le finanziarie convenzionate con il sito PrestitiOnline.it che offrono questo servizio troviamo Pitagora, uno tra i leader del settore.

A cura di Alessia De Falco
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