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Prestiti, più morose le grandi imprese

04/01/2016

Prestiti, più morose le grandi imprese

Uno studio effettuato dalla CGIA di Mestre rivela un dato che riguarda le insolvenze bancarie: le grandi imprese sono meno affidabili delle piccole nella restituzione dei crediti ottenuti.

Secondo l’Associazione, nei 12 mesi precedenti il giugno 2015 le sofferenze sui prestiti fino a 75.000 euro hanno registrato un calo, mentre per quelle relative a finanziamenti tra 75.000 e 125.000 euro sono aumentate dello 0,5%. Per i prestiti di importo più elevato, prerogativa delle aziende più grandi, le percentuali crescono in modo preoccupante. Nella fascia tra i 500.000 e il milione di euro la variazione delle sofferenze è stata di +11,4% e +14,5% per quella tra 1 milione e 2,5 milioni di euro: sopra i 2,5 milioni il livello delle insolvenze è cresciuto del +18%.

La CGIA ha esaminato anche i dati nei quattro anni precedenti per arrivare al giugno 2011, rilevando che fino alla soglia dei 125.000 euro le sofferenze sono aumentate del 35,7% e nella fascia tra i 5 e i 25 milioni di euro sono cresciute del 147,4%.

Anche le variazioni per comparto confermano la differenza tra le due entità aziendali. Se nell’ultimo anno le piccole imprese – meno di 5 addetti – hanno registrato un aumento delle sofferenze del 4%, le società finanziarie e non finanziarie hanno fatto segnare rispettivamente un incremento del 12,7% e 147,5%. Allo stesso modo, durante i 48 mesi le micro imprese registrano una crescita del 47,6% mentre per le società si parla di percentuali a tre cifre: +107,8% quelle non finanziarie e +282,5% per quelle finanziarie.

Il dato riguardante le famiglie consumatrici è paragonabile a quello delle piccole aziende: nell’ultimo anno (giugno 2014-2015) il dato degli insoluti è cresciuto del 3% mentre dal 2011 il rialzo è stato del 46,6%.

A livello regionale le situazioni più difficili si sono registrate nel centro-nord, con Toscana (+134,3%), Trentino Alto Adige (+114,5%) e Marche (+114,2%) in testa alla graduatoria della clientela più insolvente.

Una buona parte degli insoluti creditizi arriva anche dalla Pubblica Amministrazione. “Quest’ultima”, spiega il coordinatore dell’ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo, “rimane la peggiore pagatrice d’Europa”. Lo stesso coordinatore rivela come si sia verificato “un incremento del livello delle sofferenze in capo al pubblico che, pur rimanendo molto contenuto in rapporto al totale dei prestiti, rappresenta un po’ un controsenso, dal momento che quando l’erario o gli enti locali devono incassare si trasformano: di colpo diventano efficienti, inflessibili e spietati nei confronti di chiunque non rispetti anche di un giorno il termine di pagamento”.

Dal punto di vista dei prestiti concessi, tra giugno 2014 e lo stesso mese del 2015, sia le imprese con meno di 5 addetti che quelle non finanziarie hanno segnato contrazioni minime rispetto al passato, rispettivamente dello 0,7% e del 2,5%. Per le società finanziarie l’andamento è invece positivo con un +5,6%.

Riguarda alla domanda, il +6,8% del terzo trimestre fa capire l’aumento del clima di fiducia da parte di chi produce: grazie all’aiuto delle banche, le aziende vogliono tornare a investire per essere ancora più competitive. L’importo medio domandato tra luglio e settembre 2015 è stato di 78.107 euro, con la fascia sopra i 50.000 euro cresciuta dello 0,9%.

A cura di Paola Campanelli
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