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Dimmi che amici hai e ti concederò un prestito

Pubblicato il 26/11/2015

Aggiornato il 16/12/2015

Facebook non è più un gioco, e forse nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe diventato per le vite delle persone. Dopo aver condizionato trend, rapporti sociali, mode, acquisti e rapporti di coppia, il colosso di Menlo Park si è assicurato con il deposito del brevetto “Autorizzazione e autenticazione basata sul social network dell'individuo” la possibilità di condizionare la decisione di una banca di concedere un prestito.

In agosto, il Social Network è diventato infatti proprietario esclusivo di una tecnologia che consentirebbe di fornire agli istituti di credito i dati necessari a stabilire la solvibilità di un potenziale cliente.

L’algoritmo stabilisce infatti l’affidabilità del potenziale contraente attraverso i suoi contatti, autenticandolo attraverso il rating dei suoi amici su Facebook: la soddisfazione della richiesta di credito sarà subordinata alle loro caratteristiche di affidabilità sulla base di un punteggio medio minimo assegnato e proprio sulla base di questo potremmo vederci rifiutare o accettare un prestito.

La tecnologia funziona attraverso un meccanismo di autorizzazione alla trasmissione di contenuti o di autenticazione all’accesso di informazioni e servizi in base alle connessioni stabilite in una piattaforma social, ma la sua natura le attribuisce un utilizzo alternativo come filtro per e-mail spam e messaggi indesiderati, oppure per migliorare eventualmente i risultati di ricerca.

Bisogna ricordare che ogni banca dispone di strumenti essenziali che consentono di valutare l’affidabilità di un cliente. Primo su tutti il credit scoring, un punteggio che stima il rischio di credito per chi eroga il finanziamento sulla base di dati forniti relativi al soggetto che lo richiede.

Tuttavia questa procedura non è consentita se non esistono precedenti sul soggetto potenziale debitore. Si pensi ai giovani richiedenti, che non hanno uno storico creditizio, ma alla cui affidabilità si può risalire facendo ricorso proprio ai social network e alla rete di contatti.

La pratica di fare ricorso alla nostra ormai dilagante presenza social costituisce fonte di dati per molte aziende che lo hanno fatto diventare un vero e proprio business.

L'azienda LendUp, specializzata in prestiti online, esamina i conti dei richiedenti attraverso i profili di Facebook e Twitter, osservando il numero di amici e interazioni, mentre Inventure si basa sui dati raccolti dallo smartphone attraverso un’applicazione creata per i consumatori per la gestione delle loro spese quotidiane, attribuendo un "punteggio di credito" che sarà fornito alle banche per determinare la capacità di rimborsare un prestito.

È dei primi di luglio l’accordo stretto dalla Banca Postale con Facebook, con la finalità dichiarata di “estendere la relazione con il cliente”, e la stessa cosa ha fatto BNP Paribas, che è ricorsa anche a Google, Twitter e Linkedin per migliorare "la rilevanza della sua offerta basata su aspettative dei clienti", mentre dovrebbe essere imminente la possibilità per gli stessi clienti di aprire un conto direttamente da Facebook.

In un’intervista alla CNN, l’esperto di economia John Ulzheimer ha dichiarato che le banche pongono spesso non poca resistenza all’utilizzo dei dati personali dei social network per valutare il rischio di credito. "Questi dati sociali non indicano necessariamente l'affidabilità di un cliente di rimborsare un prestito in tempo", ha voluto ribadire Ulzheimer.

A cura di: Paola Campanelli

Parole chiave

facebook prestiti tutela privacy rating credit scoring

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