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Prestiti: l’innovazione passa dal Fintech. E da Facebook

1/02/2016

prestitifacebook

Già qualche mese fa era balzata agli onori della cronaca la notizia che Facebook stesse valutando di riconvertire un brevetto anti spam acquisito nel 2010 in un servizio per il credito al consumo.

La particolarità di questo nuovo servizio, che peraltro aveva suscitato non poche polemiche, era la possibilità di costruire un rating, basato su grado di affidabilità delle cerchie di amici e utilizzabile dagli istituti di credito per valutare la solvibilità dei clienti.

Dopo il clamore iniziale, del servizio non si è più sentito parlare se non ultimamente, quando è riemerso il tema della possibilità di rinnovare il settore dei finanziamenti alla persona attraverso l’ausilio delle imprese Fintech. Con questo termine, nato dalla contrazione dei due vocaboli inglesi Finance e Technology, si definiscono tutte quelle micro e medie realtà che abbinano l’accesso al credito alle tecnologie più avanzate, spesso in contrapposizione ai canali bancari più tradizionali. 

In altre parole, l’orientamento delle aziende del settore si sta focalizzando su un ripensamento delle modalità di concessione dei prestiti, intervenendo su quelli che sono i criteri tradizionali di selezione della clientela. Questo per riuscire ad intercettare un target più ampio di utenti, strategia che consentirebbe di raggiungere anche una potenziale clientela al momento esclusa dalle politiche restrittive dei rating.

A supportare questa tesi, basti pensare che, solo analizzando il caso degli Stati Uniti, il 50% dei cittadini è catalogabile tra i debitori subprime. Sono ben 45 milioni gli americani che, a causa della pregressa storia di insolvenze, non possono accedere ai finanziamenti.

Ecco perchè, a partire dalla Silicon Valley, per arrivare poi rapidamente in Europa, le aziende del credito sono così interessate ad entrare nei settori regolamentati. I primi passi di questa nuova sfida si sono mossi nell’ambito del trasferimento di denaro dove, oltre a Facebook, i pionieri sono stati Paypal, Square e Snapchat.

In particolare, Facebook ha lanciato recentemente negli Stati Uniti un servizio di trasferimento di denaro, per l’invio del quale è sufficiente collegare la carta di credito o di debito al proprio account Messenger (attivabile ora separatamente dall’account utilizzato sul social network). In questo modo è possibile prelevare dal conto corrente senza ulteriori costi, cliccando la “coin icon” posta immediatamente sotto il text box di Messenger utilizzato per le chat.

Paypal non è rimasta a guardare e di recente ha annunciato il perfezionamento dell’accordo per l’acquisizione di Xoom, startup di servizi di trasferimento di moneta digitale. La tecnologia acquisita prevede lo sviluppo di un sistema di pagamenti peer-to-peer che consente l’invio di denaro mediante smartphone e tablet.

Mentre il sistema dei trasferimenti digitali di denaro si sta consolidando, all’orizzonte si profilano nuovi scenari dati dall’abbinamento di Fintech e social networking, come Facebook ha fatto più volte intendere negli ultimi mesi.

Goldman Sachs, una tra le maggiori banche d’affari, ha recentemente analizzato il fenomeno stimando che nei prossimi 5 anni la FinTech potrebbe sottrarre agli istituti tradizionali una fetta di mercato di ben 11 miliardi di dollari, corrispondente al 7% dei guadagni complessivi del settore del credito nel 2014.

Sempre da Oltreoceano, le prime conferme: in ambito peer-to-peer si stanno affermando realtà come Lending Club, che mette in contatto richiedenti e prestatori con pochi click. Ma ci sono altri casi di successo, come Quicken Loans, nata dall’idea dell’imprenditore Dan Gilbert, o anche Kabbage, che si occupa di finanziamenti alle piccole e medie aziende dando la possibilità di ottenere rapidamente prestiti fino a 100 mila dollari in prestito.  La stessa Goldman Sachs, che ha analizzato il fenomeno, ha affermato che è lungo questa direzione che si svilupperà nei prossimi anni il settore dei prestiti.

A cura di Alessia De Falco
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