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Voglia di start up: ecco come finanziare il business

28/09/2015

startup

L’innovazione in Italia passa dalle start up. Negli ultimi anni il numero di giovani che hanno deciso di avviare attività imprenditoriali è esponenzialmente cresciuto.

Qualche numero per inquadrare il fenomeno: secondo un’analisi InfoCamere sull’ecosistema delle nuove realtà imprenditoriali italiane, nell’ultimo trimestre 2014 esse sono aumentate del 20% rispetto ai tre mesi precedenti: in tutti 3.179 unità, 549 in più rispetto all’anno prima.

La prima domanda che si pone un lavoratore che decide di avviare un nuovo business è legata al reperimento di finanziamenti.

Se non si dispone, come accade nella maggioranza dei casi, di sufficiente capitale proprio, è possibile rivolgersi ad istituzioni pubbliche e private.

Ricordiamo inoltre che i principali istituti di credito solitamente sviluppano linee di finanziamenti ad hoc, appositamente pensate per i nuovi business.

Una delle alternative che sta prendendo maggiormente piede è data dal crowdfunding, una modalità di raccolta capitali  attraverso apposite piattaforme online (Kickstarter, Indiegogo e Fundable, solo per citarne alcune) mediante le quali il progetto viene presentato ai potenziali investitori.

Ne avevamo parlato qualche tempo fa nell'articolo "Con il crowdfunding adesso si va anche in Borsa", evidenziando come il nostro Paese rappresenti una realtà particolarmente all'avanguardia in termini di regolamentazione.

Esistono due metodi di raccolta partendo dal “crowd”, ovvero la folla: da un lato il reward-base, che implica un premio per gli investitori (il prodotto finanziato, un invito ad un evento di lancio, una ricompensa legata al progetto); dall’altro l’equity-base che, proporzionalmente al capitale impegnato, permette all’investitore di acquisire quote societarie. 

Recentemente in materia si è espresso anche il Governo, attraverso il Decreto Investment Compact che ha disciplinato la materia delle PMI innovative.

In particolare sono stati introdotti alcuni aggiustamenti legati alle forme societarie: le start up devono essere società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, non quotate sui mercati regolamentati. Per quanto concerne le start up innovative, è stato stabilito un limite temporale, elevato da 48 a 60 mesi, entro cui le società possono avvalersi di questo titolo.

Come si diceva in precedenza, i principali istituti di credito propongono soluzioni ad hoc per il finanziamento delle attività imprenditoriali.

Volendo fare qualche esempio, Unicredit propone sul sito istituzionale il prodotto Start up - Finanziamento Nuove Imprese che copre fino a 100.000 euro per l’avvio di una nuova attività imprenditoriale. Il finanziamento più avere una durata massina di 7 anni comprensivi di preammortamento (fino ad un massimo di 24 mesi).

Il rimborso può avvenire in rate mensili, trimestrali o semestrali, con tasso di interesse fisso o variabile. La richiesta può essere presentata da aziende iscritte alla C.C.I.A.A. da non più di 21 mesi che possano dimostrare l’apporto di mezzi propri pari ad almeno il 30% del piano di investimenti da realizzare.

Anche Banca Sella ha studiato un pacchetto di soluzioni, presentato sul sito istituzionale e dedicato ai nuovi business. Oltre al conto Small Business e al servizio Hype Wallet, la soluzione di Mobile Payment per eseguire e ricevere pagamenti tramite il proprio smartphone, l’istituto di credito offre servizi di affiancamento alle start up, sia in termini di mentorship sia di networking, con l’obiettivo di far entrare in contatto i business più promettenti con investitori interessati.

A cura di Alessia De Falco
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