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Microcredito: i piccoli prestiti che funzionano

22/05/2015

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"Il microcredito permette ai poveri e agli scalzi di accedere a una opportunità che di solito è esclusivo appannaggio dei ricchi. Accade così che quegli aspetti della società che sembravano rigidi, fissi e inamovibili comincino a diventare più fluidi e, attraverso lo sviluppo economico, le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole”. Queste le parole di Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace che ha avuto il merito di portare alla ribalta il tema del micro finanziamento ai poveri.

Yunus nel 1976 ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito focalizzato su prestiti e supporto organizzativo ai contadini poveri del Bangladesh. Stando ai dati rilasciati a seguito della Campagna del Vertice Onu sul microcredito, erano 92 milioni le persone nel 2004 hanno fatto ricorso a progetti finanziari di questo tipo.

Un fenomeno impressionante e in crescita: si stima che, a chiusura del 2015, saranno 175 i beneficiari di iniziative di questo tipo. Oggi in realtà il microcredito ha un’accezione molto più ampia e sta trovando riscontro anche nel nostro Paese, sempre più sensibile alle difficoltà di chi non può accedere ai canali di finanziamento tradizionali.

E’ il Testo Unico Bancario (D.lgs. 385/1993) a sancire le norme sul microcredito nel nostro Paese, esprimendosi su caratteristiche del microcredito, soggetti finanziabili, organismi finanziatori.
Banca d’Italia ha istituito un apposito elenco di operatori accreditati ad operare in questo specifico settore finanziario.

Il legislatore ha disciplinato la materia attraverso il Decreto Ministeriale del 17 ottobre 2014, in vigore dal 16 dicembre 2014, specificando che i prestiti in oggetto devono avere limitato limitato importo con obbligo di restituzione. Non è necessario il possesso di garanzie reali.

L’importo massimo finanziabile ammonta a 25.000 euro per le persone fisiche, società di persone, srl ex art. 2436 C.C., associazioni e società cooperative, per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa. La normativa blinda l’accesso ai finanziamenti ai lavoratori autonomi o imprese titolari di partita IVA da più di cinque anni, lavoratori autonomi o imprese individuali con un numero di dipendenti superiore alle 5 unità, società di persone, società a responsabilità limitata semplificata, o società cooperative con un numero di dipendenti non soci superiore alle 10 unità.

Per le persone fisiche in stato di disagio economico, facendo riferimento allo stato di disoccupazione, sospensione dal lavoro, contrazione del reddito o motivati problemi di salute e al reddito complessivo, è possibile ottenere un finanziamento fino a 10.000 euro.

Una delle fonti principali per approfondire iniziative e strumenti in materia è l’Ente Nazionale per il Microcredito, ossia il soggetto pubblico italiano incaricato della promozione e coordinamento delle iniziative volte a sanare le condizioni di disagio economico in campo nazionale e internazionale, in linea con quanto previsto dai programmi dell’Unione Europea ed in partnership con istituzioni straniere: l’European Progress Microfinance Facility, l’European Institute of Public Administration, l’European Microfinance Platform, solo per citarne alcuni.

A livello statale, i finanziamenti sono gestiti mediante bandi ed avvisi pubblici. Un focus particolare è dedicato alle Pmi e alle micro imprese, che attraverso il Fondo di Garanzia dedicato, possono accedere al credito bancario in condizioni di favore.

Sempre per iniziativa dell’Ente Nazionale per il Microcredito in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è nato un network per aiutare i richiedenti ad orientarsi nelle iniziative per il microcredito.

Da segnalare inoltre le attività di Ritmi, Rete Italiana di Microfinanza, nata nel 2008 dall’iniziativa di istituzioni attive nel settore per dare un contributo operativo e anche maggiore visibilità a livello economico sociale ad iniziative legate al microcredito e alla microfinanza.

A cura di Alessia De Falco
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