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I prestiti auto negli Usa fanno temere gli analisti

Pubblicato il 17/12/2014

Dopo la bolla dei mutui subprime, gli analisti finanziari degli Stati Uniti non mancano di scrutare l'orizzonte nel tentativo di intercettare segnali di eventuali nuove crisi dei mercati. Se nelle ultime settimane sono stati i prestiti d'onore a finire sotto la loro lente d'ingrandimento, c'è però un altro filone che sta creando non poche preoccupazioni: quello delle auto.

Va infatti ricordato come i primi segnali di una ripresa economica abbiano fatto nuovamente emergere una consolidata tendenza dei cittadini americani, quella al finanziamento degli acquisti ricorrendo alla leva creditizia. Una tendenza che può però tradursi in un vero e proprio pericolo quando va a saldarsi con la propensione degli istituti bancari e finanziari ad erogare il credito anche a clienti non affidabili.

Come sta accadendo negli ultimi mesi nel settore delle auto usate, ove le concessionarie non esitano a vendere veicoli anche a clienti il cui merito creditizio risulta opaco o addirittura inesistente. Una circostanza denunciata dall'edizione telematica del New York Times, che ha elencato casi in cui clienti marchiati da istanze di fallimento sono riusciti ad ottenere prestiti consistenti da istituti prestigiosi. Va ricordato al proposito che i tassi applicati in questi casi possono raggiungere anche un 24% all'anno, livello che li rende improponibili per chi non abbia un'adeguata solidità finanziaria.

Questa facilità di accesso al credito è una diretta conseguenza della ingente massa di liquidità immessa dalla Federal Reserve sul mercato al fine di incoraggiare i consumi. Una iniziativa benemerita, che però rischia di tradursi in un boomerang proprio a causa di criteri troppo larghi nell'erogazione di mutui e finanziamenti in genere.

Tanto che le somme prese in prestito negli ultimi quindici mesi hanno continuato a progredire a ritmo incessante. Non sono solo le cifre a salire però, se si pensa che il tasso di insolvenza ha raggiunto un +16% rispetto a quello fatto registrare nel corso del 2013, abbattendo la soglia dei 15 miliardi.

Sembra del tutto naturale che una situazione di questo genere faccia sudare freddo a chi ancora ricorda con terrore gli eventi che portarono allo scoppio della bolla dei mutui subprime nel 2007. Anche perché una nuova scossa tellurica sui mercati finanziari potrebbe portare ad una vera e propria glaciazione economica, i cui effetti sarebbero realmente imprevedibili.

A cura della Redazione

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