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Credit crunch: aumenta il rischio usura

Pubblicato il 17/09/2014

La stretta del credito operato dal sistema bancario italiano nei confronti di imprese e famiglie, continua ad alimentare le polemiche. A riportare l'attenzione generale sul credit crunch è stata la CGIA, organizzazione che riunisce le piccole imprese e l'artigianato di Mestre, con gli impietosi dati ricordati dal suo segretario, Giuseppe Bortolussi.

In base allo studio dell'organizzazione di Mestre, nel corso dell'ultimo biennio i finanziamenti concessi dal sistema bancario sono infatti calati di circa cento miliardi di euro. Numeri che fanno temere un ulteriore salto di qualità del fenomeno dell'usura, che ha ormai raggiunto dimensioni da allarme sociale in regioni come l'Abruzzo, la Calabria, la Campania e le isole. Una preoccupazione resa ancora più acuta dalla possibile saldatura con indici di disoccupazione sempre più alti.

Il periodo preso in considerazione dallo studio della CGIA, è quello compreso tra la fine del 2011 e i mesi corrispondenti del 2013, nel corso del quale la contrazione dei finanziamenti alle famiglie ha sfiorato i dieci miliardi di euro, mentre quella verso le imprese ha addirittura lambito i novanta miliardi. Una riduzione dovuta non soltanto alla flessione della domanda di credito e ad una crisi economica che continua a riversare i suoi devastanti effetti su un paese sempre più impaurito, ma anche all'aumento delle sofferenze bancarie, arrivate a giugno a quasi centosettanta miliardi di euro.

La decisa riduzione di reddito che ha fatto seguito alla contrazione del credito e al forte aumento dei livelli di disoccupazione, potrebbe quindi spianare la strada all'usura. Un rischio che secondo Bortolussi non può essere combattuto solo con gli strumenti a disposizione della magistratura, anche perché le segnalazioni in tal senso sono ancora in numero molto limitato.

Nel tentativo di affinare gli strumenti in grado di analizzare il fenomeno, è stato perciò elaborato l'indice del rischio usura, formato incrociando i dati provenienti da otto parametri. Lo scopo di questo indicatore è soprattutto quello di riuscire a precisare i motivi per cui un imprenditore o un cittadino decidono di rivolgersi allo strozzino. Proprio analizzando le motivazioni potrebbe diventare più semplice per le istituzioni varare provvedimenti in grado di indurre gli interessati a rivolgersi a sistemi creditizi meno rischiosi rispetto a quelli che caratterizzano l'usura.

Proprio sulla base dell'indice del rischio usura, partendo da una media di 100, risulta che la regione più esposta sarebbe la Campania, con un valore pari a 146,6, mentre la più virtuosa risulterebbe il Trentino, fermo a 51,8.

A cura della Redazione

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