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Imprese e famiglie a corto di liquidità

2/01/2017

La crisi economica scoppiata nel 2008 ha portato ad una forte contrazione dei prestiti, causando il fallimento di molte imprese. Da segnalare, inoltre, l'assenza di ammodernamento delle strutture aziendali, proprio a causa della carenza di liquidità che non ha permesso nuovi investimenti, impoverendo il tessuto imprenditoriale italiano agli occhi della spietata concorrenza mondiale.

Le cifre degli ultimi tre anni sono da brivido: i prestiti bancari hanno registrato una contrazione di oltre 46 miliardi di euro. In particolare, rivela Unimpresa, gli istituti di credito hanno tagliato i finanziamenti, da dicembre 2013 a ottobre 2016, sia alla pubblica amministrazione (-35 miliardi) sia alle imprese (-30 miliardi). In aumento, invece, i crediti concessi alle famiglie, ora più indebitate per 20 miliardi di euro. Complessivamente lo stock di impieghi degli istituti è calato da 3.346 miliardi a 3.300 miliardi (-1,38%) mentre quelli al settore privato (imprese e famiglie) hanno subito una contrazione di 10 miliardi (-0,73%) scendendo da 1.416 miliardi a 1.405 miliardi. 

Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia, in quasi tre anni il totale dei crediti bancari ha registrato una contrazione complessiva di 46,1 miliardi (-1,38%), passando da 3.346,9 miliardi di dicembre 2013 a 3.300,8 miliardi di ottobre 2016. Scendendo nel  dettaglio, i prestiti alla pubblica amministrazione sono diminuiti di 35,8 miliardi (-1,85%) a 1.894,9 miliardi mentre le erogazioni di denaro alle imprese sono calate di 30,7 miliardi (-3,78%) a 783,3 miliardi di euro. In crescita i finanziamenti accordati alle famiglie, aumentati di 20,4 miliari (+3,94%), a 622,5 miliardi. Per il settore privato (ovvero le famiglie e le imprese) si è complessivamente assistito a una riduzione dei crediti di 10,3 miliardi (-0,73%) a 1.405,9 miliardi.

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Difficile anche la situazione economica delle famiglie italiane, che registrano un aumento della deprivazione materiale (indicatore Europa 2020). Con questo termine si indica la percentuale di persone in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione materiale sui nove indicati di seguito: essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito; non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non poter sostenere spese impreviste di 800 euro (l’importo di riferimento per le spese impreviste è pari a circa 1/12 del valore della soglia di povertà annuale calcolata nel 2013, il cui valore era pari a 9.440 euro); non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano; non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa; non potersi permettere un televisore a colori; non potersi permettere una lavatrice; non potersi permettere un’automobile; non potersi permettere un telefono.

Secondo l'Istat nel 2015 l’11,5% delle persone residenti in Italia si trova in condizioni di grave deprivazione materiale mentre il 19,9% risulta a rischio di povertà, vive cioè in famiglie che nel 2014 avevano un reddito  familiare equivalente inferiore al 60% del reddito mediano. 

Nel 2014 e nel 2015 la grave deprivazione materiale si è mantenuta sostanzialmente stabile (rispettivamente 11,6% e 11,5%) evidenziando però degli andamenti differenziati per i singoli indicatori che compongono quello sintetico. In particolare si è ridotta la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter permettersi una settimana di vacanza lontano da casa (da 49,5% a 47,3%), di non riuscire a fare un pasto adeguato (cioè con proteine della carne o pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni (da 12,6% a11,8%) e di non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione (da 18% a 17%). In crescita , invece, la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro (da 38,8% a 39,9%) e di avere avuto arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti (da 14,3% a 14,9%). In difficoltà soprattutto gli individui in coppie con almeno tre figli: la quota di chi dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro passa dal 48,1% al 52,8% e quella di chi ha avuto arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti dal 21,7% al 30,4%, contribuendo all’aumento di 3 punti percentuali dell’indicatore sintetico di grave deprivazione materiale.

Livelli di grave deprivazione materiale più che doppi rispetto alla media italiana si registrano in Sicilia e Puglia dove più di un quarto degli individui si trova in tale condizione.

A cura di Cristina Fortarezzo
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